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CRAZY WORLD The return of the clown Presence Records 2012 FIN

Nonostante siano a tutti gli effetti un supergruppo, con membri di tutto rispetto, i Crazy World non hanno alcuna voglia di perdersi dietro ad autocelebrazioni inutili o di sfoggiare in vetrina tutte le loro qualità di blasonati musicisti. Proprio come nell’esordio eponimo del 2005, questo nuovo album trasuda voglia di divertirsi e di intrattenere, sulla base di un buon hard rock dai riflessi vintage e dai timidi contenuti sinfonici. La struttura è quella dell’opera rock e la storia, narrata grazie anche ad un booklet che somiglia a un fumetto, è quella di un clown che gira in moto e di suo figlio. Vale la pena ricordare la line-up che è immutata rispetto al passato e che vede ancora in prima linea il cantante dei Five Fifteen Mika Järvinen, il tastierista dei Wigwam Esa Kotilainen, ben fornito di Hammond B3, Moog e Mellotron, Anssi Nykänen, batterista con un passato a fianco di Pekka Pohjola e Jukka Tolonen, Lauri Porra degli Stratovarius al basso e infine Timo Kämäräinen alla chitarra e al pianoforte. Come accennato, gli spunti sinfonici, che comunque ci sono, vanno cercati col lanternino, si tratta infatti di eleganti rifiniture che passano un po’ in secondo piano rispetto al cantato soprattutto, che ha il compito di trascinare l’ascoltatore di episodio in episodio coinvolgendolo nel concept, e rispetto alla musica che è di buon livello qualitativo ma assolutamente disimpegnata. All’orecchio più allenato non sfuggiranno i sofisticati inserti di Moog di “Every Good Wish All To You” o di “I Think I Saw My Brothers Eyes”, molto spaziali in questo caso, l’organo Hammond graffiante di “The Clown In A Swing” o della lanciata “Pearls Before Swine” e così via, ma si tratta solo di accessori di lusso per un modello base in realtà assai semplice. L’opera rock non ci risparmia party songs, come ad esempio la sguaiata “Clown's Gotta Go”, né le ballad di rito come “From Son To Father” o la conclusiva e un po’ bluesy “The Clown In The Swing”, con tanto di slide guitar. Insomma, per quanti riferimenti possiamo citare, dai Deep Purple agli Zeppelin o persino Lou Reed, ben pochi in realtà riguardano il Progressive Rock che rimane essenzialmente nel curriculum di ogni musicista coinvolto in questo progetto o al massimo nel buon gusto delle decorazioni. Per dovere di cronaca segnalo la presenza di due bonus tracks, la prima delle quali è una cover della Zeppeliniana "Since I've Been Loving You" ma ovviamente neanche questo piccolo dono potrebbe rappresentare una valida motivazione per approfondire la conoscenza di un album che, a conti fatti, mi ha colpito anche meno rispetto all’esordio e che essenzialmente si regge sulla buona fama dei musicisti più che sulle idee molto stereotipate anche se eseguite e realizzate in modo impeccabile.


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Jessica Attene

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