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CARPTREE Emerger Reingold Records 2017 SVE

Per il sesto album dei Carptree sembra che nulla cambi nell’economia della band e che venga riproposta nuovamente la formula vincente dei lavori precedenti: ancora il duo Flinck/Westholm a guidare il tutto, l’uno con la voce e le liriche, l’altro con tastiere, theremin, basso e chitarra, e la No Future Orchestra a fornire il proprio valido contributo ai cori e agli altri strumenti. Qualche piccolo cambiamento però c’è: innanzi tutto, già dall’album precedente, non viene fatto più uso del Chamber Choir e inoltre l’apporto strumentale che grava sulle spalle di Westholm è senz’altro aumentato, lasciando all’orchestra contributi più limitati rispetto al passato. La mancanza del coro soprattutto si fa sentire, venendo così a mancare quelle strane atmosfere che caratterizzavano quelli che, secondo il sottoscritto, sono i migliori lavori dei Carptree. Ad esso aggiungiamo il ridotto uso del piano, strumento che in passato conferiva alla musica dei Carptree connotati ben riconoscibili e particolari.
Quelle atmosfere quasi apocalittiche, intense e teatralmente drammatiche ci sono ancora benché limitate di molto, in favore di composizioni più dirette e snelle… ma non pop, intendiamoci… o quanto meno non eccessivamente. Il suono, ormai tipico della band, ha un’apparenza tecnologica e quasi glaciale, tuttavia l’album è stato suonato, registrato e mixato tutto in analogico (tranne il Mellotron campionato).
La voce di Nicklas Flinck è comunque ancora in gran bella forma, c’è da dire, sempre in bilico tra Gabriel e Collins (anche la musica dei Carptree non è proprio distante dalle atmosfere genesisiane), talvolta in maniera quasi imbarazzante, come nella delicata “Porous”, un brano che, situato quasi in chiusura di album, ci fa tirare il fiato dalle atmosfere cupe che fin lì ci hanno accompagnato.
Molto buona l’apertura, affidata a “The Fleeting Deep”, con echi dei vecchi album dei Carptree, purtroppo seguita dalla poco più che mediocre “Between Extremes”, anticipata peraltro su singolo pubblicato nel 2016. Buona invece “The River” che inizia lentamente, in continuità col brano precedente, e così procede per poi crescere lentamente ed inesorabilmente verso il gran finale teatrale. “Ultimately Lifeless” unisce le tipiche atmosfere cupe a ritornelli orecchiabili ed aspetti new Prog, mentre “Never To Return and Never Ever Leave” vede la voce di Nicklas salire di tonalità, con la musica che si fa più pesante e cupa. “Immersive Attention” è la bella traccia di chiusura (dopo la già citata “Porous”) in cui il coro finalmente fa sentire la propria voce, anche se in formato ridotto rispetto al passato, frastagliata e dagli arrangiamenti complessi.
Nella versione su CD dell’album è presente anche un’ulteriore traccia, il remix di “Dwindle Into Greatness”, uscita nel singolo del 2016.
“Emerger” è un altro bel lavoro ad opera dei Carptree, purtroppo un po’ in fase calante rispetto ai migliori album degli anni passati (da “Superhero” a “Nymf”), ma decisamente dignitoso, ancorché l’attenuazione di alcune delle loro caratteristiche peculiari li abbia resi un po’ più ordinari… ma pur sempre particolari ed allettanti.



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Alberto Nucci

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