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DISCIPLINE Push & profit Strung Out Records 1993 USA

Dopo un primo periodo abbastanza stentato, con gruppi qualitativamente non molto significativi, la nuova scena progressiva statunitense sembra aver finalmente trovato una precisa identità. Molte le nuove leve che hanno arricchito di valore e spessore il prog made in USA, ed i DISCIPLINE, la cui esistenza mi era fino ad oggi sconosciuta, hanno sicuramente costituito una delle più piacevoli sorprese degli ultimi tempi. E' subito da premettere che questo quintetto americano ha impostato il proprio discorso musicale su melodie di facile impatto. senza peraltro scadere nella più scialba commerciabilie. Se volete un immediato metro di paragone potrei rappresentarveli come una versione meno frizzante ma più progressiva dei loro conterranei ECHOLYN. I DISCIPLINE, devo riconoscerlo, sono riusciti nella difficile opera di conquistare anche il sottoscritto: uno dei più accaniti detrattori del new prog. Autori di brani molto ben suonati, il gruppo ha elaborato dei pezzi che al tempo stesso suonano profondi ma immediati. Basati su classici schemi di strofa-ritornello, non danno quasi mai l'impressione di scadere nella classica, scialba canzonetta new prog, mantenendo al contrario, sempre elevato il pathos compositivo. Certo alcuni momenti di debolezza non mancano, si veda ad esempio il quinto brano "Faces of the petty", il meno progressivo dell'intero lavoro, improntato su di un motivo forse più adatto a frequenti passaggi radio che non all'esigente ascolto dell'appassionato di prog. Oltre a questo si hanno alcuni alleggerimenti di tono in alcune parti di "System" e di "The nursery year", con inserimenti a volte un po' stucchevoli che comunque non condizionano più di tanto il buon livello di tali composizioni. Particolarmente interessanti i primi tre brani tra cui spicca "The reasoning wall" che secondo me (non linciatemi, per pietà!) rappresenta una sorta di rivisitazione anni '90 dei GENTLE GIANT. Concludendo, mi sembra che l'immediatezza con cui questi otto brani si fanno apprezzare sia dovuta anche al fatto che il quintetto americano sia partito con l'idea di fare tutt'altra cosa rispetto ad un disco di progressive. A sottolineare ciò contribuisce anche lo scarso utilizzo che viene fatto delle keyboards, forse lo strumento principe del nostro prog. Per voi un fidato consiglio: non lasciatevelo sfuggire... specialmente se vi sono piaciuti gli ECHOLYN.

 

Giovanni Baldi

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