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GLASS HAMMER The inconsolable secret Arion Records 2005 USA

Il lussuoso digipak su cui si staglia l'ennesimo paesaggio sassoso di Roger Dean (forse non dei più belli e a vedere bene neanche molto intonato con le tematiche dell'album) racchiude un'opera ambiziosa, dai connotati epici: un concept che si articola su 2 CD, basato su un poema scritto da Steve Babb, "The Lay of Lirazel", che narra la storia di un re, di un malvagio cavaliere e di una principessa. Il titolo dell'opera è invece tratto da un libro di C.S. Lewis, "The Weight of Glory", in cui appunto si legge: "I am trying rip open the inconsolable secret in each one of you... the secret which hurts so much that you take your revenge on it by calling it names like Nostalgia and Romanticism and Adolescence...". I testi delle canzoni non ritraggono tutte le scene del poema, la cui versione integrale (un documento di ben 64 pagine) è comunque disponibile in versione elettronica nel primo CD. Vengono ritratte le scene più significative, lasciando diversi punti oscuri nello svolgimento delle vicende, e la musica vuole essere una sorta di colonna sonora all'intera opera. Spiega Babb nell'introduzione al suo poema che ad ispirarlo è stato il dipinto di Waterhouse, "The Lady of Shallot", che ritrae la graziosa dama, Lady Elaine, innamorata di Lancillotto e vittima del suo amore non corrisposto, raccontato nel poema di Alfred Lord Tennyson. Prigioniera in una torre, la dama può intravedere le scene di vita attorno a Camelot solo attraverso il riflesso di uno specchio. Scorgendo la figura di Lancillotto, apre la finestra della sua prigione per vederlo meglio, non curandosi della maledizione che la coglierà. Consapevole della fine imminente che la aspetta, Elaine si porta verso la sua barca e si spinge a largo cantando. La figura di Lirazel è costruita, con tutte le varianti ideate da Babb, proprio su questo personaggio, rielaborato ad arte su una storia di nuova invenzione.

Il primo CD, "The Knights", racconta l'antefatto dell'intera vicenda: il re manifesta alla sua cerchia di fedeli cavalieri la volontà di lasciare il proprio regno ad una figlia, ancora non nata, scatenando la rabbia e l'invidia del malvagio cavaliere del nord che vediamo cadere sotto i colpi dei cavalieri rimasti fedeli e fuggire via desideroso di vendetta. Questi due momenti sono ritratti in un paio di tracce ("A Maker of Crown" e "The Knight of the North") lunghe e monumentali, di 15 e 24 minuti rispettivamente che da sole occupano l'intero CD. Queste due canzoni appaiono stilisticamente compatte e si fregiano del caratteristico e prezioso Glass Hammer sound, con rigogliose ed infinite cascate di tastiere ed una vena sinfonica ricca ed inesauribile. L'apertura è affidata ad un malinconico pianoforte alla Debussy, presto inondato da floride tastiere. La musica si trasforma quindi in un inno agli Yes con un vibrante basso alla Squire ed imponenti tastiere alla Wakeman ma volendo anche alla Emerson, con tanto di scorribande in stile "Tarkus". Le melodie portanti sono costruite con grazia e fantasia, come se la musica commentasse le scene di un ipotetico film, prendendo spesso il posto delle parole nel raccontare emozioni e sentimenti. I temi musicali sono sviluppati a fondo e si espandono naturalmente in uno spazio adeguato, integrandosi in maniera armoniosa con le parti cantate. La traccia dedicata al malvagio cavaliere del nord si apre con un insieme di archi dal sapore medievaleggiante che vengono rapidamente sovrastati da una cortina densa di tastiere, con le quali finiscono per intrecciarsi formando complesse volute: ancora una volta l'Adonia String Trio ha messo i propri superbi archetti al servizio dei Glass Hammer. Campeggiano nella prima parte di questa suite melodie ariose e fiere con splendide parti vocali in prevalenza maschili. Le diverse spinte sinfoniche, sostenute in massima parte dalle tastiere, evocano le varie fasi della battaglia e rendono movimentata questa sorprendente epopea di suoni. Chitarra acustica e un Moog oscuro aprono la seconda parte della canzone: le forze del re hanno vinto la battaglia ed il cavaliere del nord è in fuga. Su una ritmica un po' funky si muove rapida una spinetta e sul finale un coro intona in latino una sorta di peana in cui non si contraddistinguono assolutamente le singole parole perché le voci, che sembrano quasi un Mellotron in lontananza, si fondono intimamente con la musica ed in particolare con gli archi che si sviluppano in uno sfolgorante crescendo.

Il secondo CD, "The Lady", rappresenta il concept vero e proprio e si articola in 11 tracce cantate in prevalenza da voci femminili: l'impatto è meno monolitico e l'insieme delle canzoni è più variegato e attraversa diversi stili. La prima traccia, "Long and Long Ago", circa 10 minuti di progressive rock sinfonico alla Glass Hammer (fra le più lunghe di questo secondo CD, accanto a quella di chiusura di 13 minuti), rappresenta una vera e propria introduzione al concept in cui Babb chiede l'attenzione dell'ascoltatore conducendolo verso quella mattina quando tutto iniziò: si apre quindi "The Morning She Woke" in cui entra in scena la brava Susie Bogdanowicz la cui voce armoniosa riflette la gaia spensieratezza della protagonista. "Lirazel" si schiude sui malinconici sogni della fanciulla seguendo il ritmo di una danza medievale, con percussioni tradizionali e un corredo melodico quasi crepuscolare, animato da Mellotron e archi delicati, che evoca magia e mistero. La particolarissima "The High Place" è un piccolo idillio caratterizzato da un intreccio di voci angeliche maschili e femminili che cantano in Qwenya (la lingua elfica ideata da Tolkien) su un sottofondo di arpa e archi che sembra provenire direttamente da Lothlorien. Con "Morrigan's Song" godiamo ancora di evocative atmosfere medievali e all'insieme di strumenti si aggiunge un flauto dolce che sembra danzare su melodie sinuose. "Walking Toward Doom" è un oscuro e breve intermezzo che sembra adattarsi alla visione dei neri cancelli di Mordor. "Mog Ruith" è un altro breve intermezzo strumentale dominato questa volta da una cavalcata tastieristica che sembra evocare una sorta di inseguimento. "Through a Glass Darkly" è un brano di una malinconia struggente con ariose e delicate parti strumentali e melodie seducenti: Lirazel è colta mentre osserva la vita attraverso il riflesso di uno specchio. "The Lady Waits" e "The Mirror Cracks" sono due pezzi strumentali, oserei dire di pura musica contemporanea: qui è soltanto l'immaginazione dell'ascoltatore, guidata dalle eloquenti note musicali, a intuire cosa stia accadendo. "Having Caught a Glimpse" è il pezzo di chiusura che scioglie, con i suoi toni distesi e pacati, la tensione accumulata con le precedenti tracce.

A questo punto cominciano a scorrere gli ideali titoli di coda e dopo oltre un'ora e mezza di musica viene quasi quasi la voglia di ricominciare. Inutile dire che si tratta di un album destinato a diventare un classico, pieno di riferimenti colti ma soprattutto di ispirazione sincera. A chiusura va detto che il primo CD contiene le liriche in formato elettronico e un clip con le fasi di registrazione dell'album.

 

Jessica Attene

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