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IL GIARDINO ONIRICO Perigeo autoprod. 2012 ITA

Nonostante le mille difficoltà del mondo musicale odierno, che si accentuano ulteriormente quando si va a parlare di una nicchia come quella del progressive rock, in Italia continuano a spuntare formazioni di belle speranze. Il Giardino Onirico è solo l'ennesima band che prova a seminare in terre prog e a dire la sua, eppure non abbiamo problemi ad affermare che merita subito un'attenzione particolare, visto che sembra avere tutte le carte in regola per trasformarsi in tempi brevi da "semplice" speranza a vera e propria realtà. L'esordio su cd, infatti, ci fa conoscere un nucleo di musicisti (Stefano Avigliana alle chitarre, Emanuele Telli alle tastiere, Dariush Hakim alle tastiere, Ettore Mazzarini al basso, Massimo Moscatelli alla batteria, Marco Marini alla voce narrante) già capaci di realizzare composizioni ad ampio respiro che riescono ad evidenziare, allo stesso tempo, una certa complessità ed un feeling immediato.
L'opener “B.S.D.” spinge su territori duri di prog-metal guidato da chitarre aggressive, con tastiere sinfoniche sullo sfondo. Il sound in generale è abbastanza pesante, ma già nel finale si cambia decisamente registro, con un sound più delicato e romantico grazie alla chitarra acustica, ad effetti che ricordano la dolcezza del mellotron e del flauto e al vocalese della soprano Elisabetta Marchetti. In seguito sarà soprattutto l'anima più spacey del gruppo a venir fuori: attraverso costruzioni prevalentemente strumentali (le parti vocali quasi sempre si riducono a brevi momenti recitati) come “Utopia Planitia”, “Agosto” e “Amigdala”, il Giardino Onirico disegna atmosfere particolari, con melodie efficaci ed un certo romanticismo sinfonico, capace man mano di andare in crescendo e dare una spinta rock che di tanto in tanto si reindirizza verso quelle sonorità robuste che caratterizzavano l'apertura dell'album.
E la title-track porta a termine il cd nel migliore dei modi, rievocando i Pink Floyd e i fasti migliori dei Porcupine Tree (sono certo che chi apprezza certe sonorità può rimanere anche estasiato da questa lunga composizione), con qualche momento più veemente qua e là, come ormai d'abitudine, ed un liberatorio e prolungato assolo di chitarra, davvero ispiratissimo, nel finale.
Nell'album "Perigeo" vive quindi questa sorta di dualismo tra space-rock di enorme qualità e prog-metal robusto che molto deve ai Dream Theater, rivelando il talento di un gruppo che mostra già idee molto apprezzabili e che, se riuscirà a mantenere le promesse e a giungere alla piena maturità, potrà in futuro divenire una stella luminosa del prog italiano di questi anni '10 del nuovo secolo. Staremo a vedere.


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Peppe Di Spirito

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