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IZZ My river flows Doone Records 2005 USA

Un fiume che scorre: un'immagine molto efficace e poetica per descrivere una vena creativa sempre in movimento, anche se la corrente di questo fiume non vi trascinerà mai a fondo con mulinelli o rapide insidiose, ma vi guiderà dolcemente in acque placide e sicure. Lo stile musicale degli Izz è vario e mutevole, decisamente eclettico, ricco e raffinato ma mai travolgente, in una formula che conferma in parte l'ottimo standard cui il gruppo ci aveva abituati con le passate produzioni in studio. Gli Izz si mantengono in bilico fra un pop raffinato ed un delicato Prog sinfonico, arricchito da tutta una serie di intriganti spunti riconducibili alle più disparate influenze. Si tratta di un album non omogeneo in quanto a qualità, diciamolo subito, con vertici di valore ma anche con qualche caduta, mai vertiginosa, che non pregiudica assolutamente il risultato finale.
Partiamo subito dai pezzi forti dell'album: "Crossfire" in otto minuti e mezzo ci racconta un po' tutto dell'universo musicale del gruppo. Si tratta di una traccia eclettica che catalizza un po' tutte le influenze che dominano la band: l'incipit ricorda vagamente gli Spock's Beard ma subito dopo si passa ai Beatles di "Abbey Road", per quanto riguarda le parti corali. I suoni sono ben impastati: il gruppo lo dimostra con un intrigante intreccio di piano che si muove su una base ritmica complessa e parti di chitarra che ricordano nello stile gli Echolyn. Pochi attimi dopo avviene la trasformazione in Yes con atmosfere da sogno… e poi si inserisce nella fase centrale il bellissimo crescendo in stile Echolyn/Yes.
L'altro pezzo magistrale contenuto nell'album è costituito dalla suite conclusiva di circa ventuno minuti, "Deafening Silence", suddivisa in sei movimenti. L'apertura fa subito breccia nel cuore: l'intreccio strumentale lungo cui si muove il pianoforte è uno spiraglio di luce che apre le porte della memoria verso gli Echolyn di "As The World" (penso all'apertura di "Letters"). Non si tratta dell'unico richiamo al gruppo di West Point ma la suite, come al solito, mostra tutta una serie di riferimenti. Molto affascinante si presenta la costruzione delle parti corali, con le voci di Laura Meade e Anmarie Byrnes ed è un vero peccato che il gruppo non ne abbia fatto un uso più esteso nell'arco dell'album. Gli arrangiamenti mostrano una buona complessità di fondo che dà un effetto globale di eleganza e semplicità e mai di pesantezza o di eccesso. Vengono scelte soprattutto atmosfere distese e malinconiche, senza mai forzare la tensione emotiva.
Spicca per il minutaggio anche la seconda traccia: "Late Night Salvation". Bisogna però sottolineare che la sua qualità è intaccata dall'inserimento di un lungo assolo di batteria, inutile nella struttura del pezzo, e i dodici minuti vengono spesso spesi in riempitivi non sempre efficaci. Fra le canzoni che convincono meno segnalerei la title track che apre l'album, un brano energico, quasi prog metal che ruba le parti di tastiere ai Dream Theater di "Awake". Le restanti tracce hanno delle caratteristiche tendenti al pop sinfonico e al rock di stampo americano: mi piace citare "Rose Colored Lenses" con un'apertura in stile Glass Hammer. Diciamo che, nonostante i punti di critica che abbassano un po' la media del prodotto, l'album è comunque consigliato, anche se leggermente inferiore al suo predecessore di tre anni prima. Gli Izz, nel loro eclettismo, hanno dimostrato di saper fare le cose bene ed in maniera piacevole.

 

Jessica Attene

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