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L'IMPERO DELLE OMBRE I compagni di Baal Black Widow 2011 ITA

Già da diversi anni sembra rifiorire l’interesse verso certi sceneggiati che andavano in onda in Italia negli anni ’60. “Il Segno del Comando”, “Belfagor”, “Ritratto di donna velata” sono solo alcuni dei titoli che col tempo sono diventati dei propri cult. Tra sette segrete, demoni, misteri, complotti e come sfondo una Parigi nebbiosa e buia si muoveva la trama di una di queste vecchie serie tv, “I compagni di Baal”, rispolverata oggi dal gruppo l’Impero delle Ombre per dar vita al proprio secondo album. La band, formata dai fratelli Giovanni “John Goldfinch” (alla voce) e Andrea Cardellino (alle chitarre), con l’aiuto di Oleg Smirnoff (tastiere), Fabian Oliver (basso), Dario Petrelli (batteria) e di altri amici si ripresenta dopo sei anni con un disco caratterizzato da una certa continuità stilistica col precedente lavoro, eppure con qualche piccola differenza. Potremmo, infatti, notare un uso delle tastiere un po’ differente, visto che in questa occasione, a differenza dell’esordio, sono solo minimi gli accenni classicheggianti ed è soprattutto l’organo Hammond a svettare con fughe a supporto di un hard-prog abbastanza prorompente. Il gotico televisivo italiano si trasforma così in gothic-rock e se la breve overture ci presenta il lavoro con un motivetto barocco, ma anche un po’ sinistro, con la seconda traccia, “Diogene”, si capisce alla perfezione la forma sonora attraverso cui l’Impero delle Ombre vuole comunicare. Il riff reiterato basterebbe ed è inequivocabile: quella che nel disco d’esordio era solo una delle varie influenze, qui diventa il leit-motiv e, infatti, per quasi un’ora saremo assaliti da un hard-rock chiaramente discendente dai Black Sabbath. La band ama definire la propria musica come “cemetary rock”, ma, diciamoci la verità, soprattutto ne “I compagni di Baal” siamo di fronte ad un classicissimo doom sabbathiano, pesante, opprimente, granitico, di tanto intanto stemperato dai solo di tastiere e fatto deliziosamente bene! L’atmosfera dark di fondo si mantiene intatta per tutto l’ascolto, tra ritmi poderosi, riff e ruggiti chitarristici prolungati di chi le lezioni di Toni Iommi le ha studiate evidentemente a meraviglia. Solo di rado, come in “Ballata per Liliana”, i tempi si fanno più rilassati, ma non viene meno la vena oscura attraverso malinconiche melodie. E se qualcuno avesse dubbi sulla fonte di ispirazione primaria della musica contenuta in questo cd, basta dare uno sguardo al titolo della bonus track presente: “Snowblind”. Sì, proprio uno dei tanti classici di Ozzy e compagni! Confermati, inoltre, il buon cantato in italiano ed una certa teatralità imprescindibile per una proposta del genere. Nonostante le influenze dell’Impero delle Ombre provengano da un passato ben definito (così come la gamma di tastiere utilizzata), la pulizia del suono fa capire che siamo di fronte ad un album moderno, presentato anche alla perfezione, con una bella veste grafica e vivamente consigliato a chi ancora oggi ha voglia di riassaporare quell’horror rock di cui i primi Black Sabbath erano indiscussi maestri.


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Peppe Di Spirito

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