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IAMTHEMORNING Belighted K Scope 2014 RUS

L’esordio discografico di questa band pietroburghese, autoprodotto, artigianale e mal distribuito, aveva incredibilmente attirato l’attenzione del nostro piccolo mondo Prog. Ce lo siamo persino ritrovato all’apice di qualche classifica di gradimento dell’anno 2012 e questo fantastico effetto di passaparola probabilmente ha contribuito all’approdo verso la KScope, sottoetichetta “post-prog” della affermata Peaceville che vanta nel suo catalogo, fra le altre opere, quelle dei Porcupine Tree. Di fatto l’album è stato finanziato con una campagna di fund raising e questo conferma che l’amore verso questa band nasce spontaneamente dal basso, dal semplice incontro della loro musica ammaliante ed incantevole con le orecchie dei tanti appassionati. Artefici di tanto splendore sono la cantante Marjana Semkina ed il pianista Gleb Kolyadin, entrambi di estrazione accademica ed entrambi abbastanza lungimiranti dal voler mettere la loro brillante tecnica al servizio di un tipo di musica fresca, moderna e sofisticata che riesce a colpire dritta al cuore, con grazia e delicatezza.
“Belighted” vuole porsi in diretta continuità con l’esordio discografico, album semplicemente contrassegnato da una tilde, come dimostra la numerazione progressiva degli intermezzi denominati “Intermission” che parte da IX, riprendendo cioè un discorso musicale che era da lì iniziato per poi continuare con un EP, “Miscellany” del 2014, che ospitava la parte VII. A differenza però del precedente lavoro, che non nascondeva qualche piccola ingenuità, il duo sembra ora usare più il cervello che l’istinto, compattando le idee, limandole e rinfrescandole all’occorrenza con una ammiccante ma molto sottile patina pop. I contenuti musicali qui raccolti godono insomma di una sintesi maggiore e anche gli intermezzi cui prima accennavo, che si intervallano alle tracce vere e proprie, non spezzano mai il ritmo del disco che appare molto omogeneo. Alla radice di tutto c’è sempre quello stile musicale che gli Iamthemorning stessi definiscono “neoclassico” che può contare su una performance vocale straordinaria, non tanto per tecnica o estensione quanto per fascino e carisma, e su arrangiamenti eleganti, cameristici ma leggeri, dove i classici suoni orchestrali si compenetrano con quelli elettrici in un insieme di sicuro effetto.
Al duo di base si affianca tutta una serie di musicisti con volti nuovi rispetto al passato, con la sola eccezione del bassista Max Roudenko che vedo invece riconfermato. Ecco quindi il Nevsky String Quartet, con i violini di Anna Tchijik e Kristina Popova, il violoncello di Vsevolod Dolganov e la viola di Vladimir Bistritsky, soppiantato in sole tre tracce da un altro quartetto d’archi con nomi questa volta di origine inglese, il Turner Quartet. C’è poi la splendida arpa di Andres Izmaylov mentre le chitarre sono di Vlad Avy nella quasi totalità del disco, con un apporto di Mark Knight in due soli episodi. La batteria è infine addirittura quella di Gavin Harrison (Porcupine Tree e King Crimson).
Qualcosa di simile la facevano già da tempo gli ucraini Flëur, con risultati sicuramente pregevoli, ma il merito degli Iamthemorning è stato forse quello di aver dato alle loro creazioni un respiro internazionale, e non mi riferisco soltanto alla scelta di usare l’inglese nei testi anziché il russo, come hanno fatto i loro appena citati cugini. La loro musica è qualcosa che si integra perfettamente nel nostro panorama musicale per la sua forma moderna e aperta in cui si intravedono i riflessi di alcuni nomi del nostro prog contemporaneo, oltre che spiragli ampi di musica accademica, diluita in giuste dosi in un contesto colto ma leggero e carico di emozioni.
Forse per dimostrare di essere accessibile e alla moda, il gruppo ha tirato fuori qualcosa come “The Howler”, brano posto subito all’inizio, dopo la sfuggevole “Intermission IX”, dai connotati marcatamente pop. Con tutta quella elettricità che va a discapito dei preziosi elementi orchestrali potrebbe forse vantare la pretesa di essere l’hit che un certo tipo di pubblico stava aspettando. Si sforza di essere affabile e ci riesce benissimo con i riff trascinanti e disegni oscuri, precisi ed impeccabili ma devo dire che non è esattamente ciò che mi aspettavo dagli Iamthemorning. Per fortuna questo esperimento, seppur gradevole, è qualcosa di abbastanza isolato ed il resto dell’album è intriso di autentica poesia. Ecco quindi “The Human Misery”, sostenuta da una ritmica delicatamente frastagliata, con gli archi che sembrano emergere dal profondo, come una visione, il piano elegante, un ritornello di presa sicura, il pathos dolce: una traccia semplice ma sofisticata, carezzevole ed intensa al tempo stesso. In “Romance” la voce di Marjana, che sembra danzare con disinvoltura su un filo trasparente e flessibile, ricorda un po’ lo stile di Kate Bush. La struttura del brano, dal feeling notturno e seducente, con morbide variazioni jazzy, è in apparenza fragile ma allo stesso tempo si rivela complessa ed intrigante. In “5/4”, stimolante, mobile, inebriante, vedo ancora riferimenti alla Bush come anche ai Cocteau Twins. Gli arrangiamenti sono splendidi e ricchi di particolari, le emozioni variano piacevolmente di intensità e lo stile è squisitamente cameristico, più o meno elettrificato. L’arpa è semplicemente splendida ma, come ovunque in questo album, è la performance vocale quella che dona impressioni durature ed intense. Se si può individuare un apice in quest’opera di livello costantemente elevato, suggerirei di provare con “Crowded Corridors”. Arpa e voce si intrecciano come in un sogno ad occhi aperti mentre la chitarra oppone qualche nota dissonante. Le orchestrazioni sono vistose ma tratteggiate con gentilezza, gli effetti musicali ovattati. Il brano si sviluppa attraverso diverse scenografie con un intermezzo dominato dal piano davvero impressionante e in stile After Crying. Vi sono poi pezzi più semplici ma comunque affascinanti come la romantica “Gerda”, la delicata e rarefatta “Reprise of Light no Light” o la notturna ballad “The simple story” a completare un mosaico di sensazioni di ascolto piacevoli e stuzzicanti.
Immaginare questa musica leggendo soltanto delle parole non è semplice. Molto indicativo è senza dubbio il richiamo ai Flëur, che ho citato prima e che purtroppo in pochi conoscono dalle nostre parti, aggiungerei la dolce tenebrosità dei White Willow, ma con meno tastiere vintage, la sofisticatezza dei Porcupine Tree, la goticità dei The Gathering, lo charme vocale di Tori Amos o di Kate Bush, la morbidezza ricercata dei Cocteau Twins. Da parte mia avrei preferito che fosse dato maggior risalto alla componente classicheggiante, che spesso possiamo ammirare solo in controluce, ma le scelte sono sempre orientate verso soluzioni pacate ed equilibrate, con un risultato finale comunque ottimo. Direi comunque che non è il caso di filosofeggiare troppo e di tagliare la testa al toro procedendo dritti dritti, senza indugio, verso l’acquisto di questa perla dal fascino singolare. Chissà, magari mi ringrazierete anche per il suggerimento. Vedremo.


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Jessica Attene

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