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JUPITER SOCIETY First contact // Last warning Fosfor Creation 2008 SVE

Alle spalle del progetto Jupiter Society troviamo un nome piuttosto noto per quanto riguarda la musica in Svezia. Si tratta di Carl Westholm, tastierista e compositore già con Krux, Candlemass e Abstrakt Algebra nel doom metal e Carptree nel progressive. Per questo nuovo lavoro ha chiamato una dozzina di amici, in gran parte conosciuti nei citati gruppi, che si alternano alla strumentazione e al canto. Il disco che trattiamo è un concept fantascientifico che narra di grandi astronavi, battaglie e avventure, inutile stare a tritare la solita solfa del viaggio spaziale come similitudine del viaggio interiore, perché apparirebbe semplice déjà vu. Ad ogni modo un’ora esatta di suoni metal con tracce di progressive mai troppo evidenti, con atmosfere tra lo space e il doom che dominano otto brani con molte parti di cantato. Ed è proprio il cantato che credo sia la casa migliore del disco, con ottime interpretazioni e rimandi a certe esposizioni timbriche di Gabriel o di Lanzetti, seppur inserite in un contesto dove le chitarre sono sempre cupe e metalliche. Buono il songwriting generale senza però punte di particolare complessità, predominando quasi sempre le linee melodiche rispetto alle ritmiche e in questo si discostano il buon inizio del brano “Abduction” o quello di “The Enemy” il più lungo del disco con discrete variazioni e momenti anche piuttosto piacevoli anche progressivamente parlando. Ottima l’incisione e la produzione, sempre con suoni puliti e chiari, anche nei momenti in cui i molti elementi in gioco si miscelano nei pieni epici e maestosi come nella seconda parte del citato “The Enemy”, dove sentiamo anche un bell’assolo di tastiere con chiari sentori Eddy Jobson e UK. Ben studiati e sempre apprezzabili i momenti a più voci, specie con cori femminili molto personali e coinvolgenti come in “Solitude Unites Us”, forse anche il brano migliore del lavoro.
Complessivamente un disco destinato ad un ascoltatore preciso che cerca le sonorità citate e non si fa troppi problemi di etichette, generi e subgeneri. Giudizio personale buono anche se gradirei sentire più prog e meno metal, ma le scelte sono scelte.

 

Roberto Vanali

Collegamenti ad altre recensioni

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CARPTREE Man made machine 2005 
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