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JAZZ Q Znovu Studio Budikov 2013 CZE

A parte il tastierista e deus ex machina Martin Kratochvil, dei musicisti presenti negli album storici che i Jazz Q hanno realizzato tra gli anni ’70 e i primissimi anni ’80 c’è solo il bassista Premysl Faukner in questa reunion. Si tratta di un ritorno a sorpresa per questa band che ha fatto la storia del prog cecoslovacco con un jazz-rock fantasioso e personale, soprattutto grazie ai primissimi dischi e al genio del citato Karochvil, compositore che dimostra ancora oggi di avere ottime idee, nonché esecutore di prima categoria e che sembra vivere un nuovo momento particolarmente ispirato. Sulla copertina del nuovo cd “Znovu”, che giunge a ben ventinove anni di distanza dall’ultima fatica in studio “Hvĕdzoň”, campeggiano sia il nome di Kratochvil che quello dei Jazz Q, formazione che in questa nuova vita vede nelle sue fila oltre il leader e il vecchio compagno Faukner anche Zdenek Fiser alle chitarre e Ladislav Deczi alla batteria. Quando è passato così tanto tempo dall’ultimo lavoro di un gruppo storico, il cui nome “pesa” e non poco, i dubbi sulla validità del rientro in scena e di quello che sarà il nuovo repertorio ci sono sempre, è inevitabile. Ma in questo caso i settantadue minuti di “Znovu” regalano emozioni continue, rispolverando un jazz-rock progressivo e strumentale di enorme qualità e compattezza, inciso egregiamente e che riporta quasi ai fasti migliori. Già l’opener “The flood” (i titoli sono indicati sia in lingua originale che in inglese, per comodità punteremo su quest’ultima) ci indica una via all’insegna della qualità, con una vivacità ritmica che permette a piano e chitarra di inseguirsi e incrociarsi in continuazione, esattamente come ai vecchi tempi. Sarà una costante per tutto l’album, il tocco magico di Kartochvil è ancora intatto e in altre tracce è davvero impressionante quello che riescono a fare i musicisti, abbinando tecnica e feeling; la maggior parte dei brani proposti, infatti, si assesta su questi standard, a volte insistendo sul dinamismo appena descritto, altre volte puntando su tempi più compassati, pur mantenendo un’attitudine orientata al jazz elettrico. In alcune occasioni la band si diverte a mischiare un po’ le carte e prova anche qualcosa di leggermente diverso che però ben si inserisce nel contesto. In tal senso ricordiamo il latin-rock chitarristico à la Santana di “We’ve got the goods”, le atmosfere esotiche di “The dance hall”, o il blues di “Vertigo”, “Tramp’s blues” e “Boogie for Fantyna” e c’è anche qualche brano un po’ più leggero, eppure per tutta la lunga durata del cd attenzione e qualità non vengono mai meno. In generale si può dire pure che c’è tanto mestiere e che qua e là può far capolino anche un po’ di maniera, ma questo disco non appare nemmeno per un secondo un freddo esercizio di stile, anzi trasuda passione, calore, inventiva in continuazione. Un ritorno ancora carico di magia, ispirato; non siamo proprio ai livelli di quel debutto stratosferico che fu “Pozorovatelna” nel 1974, ma oggi Kratochvil e soci hanno sfornato comunque un piccolo gioiello.


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Peppe Di Spirito

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