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JAZZ Q Ritual Studio Budikov 2023 CZE

I Jazz Q sono un gruppo al quale può essere conferito lo status di “leggenda”. Nati già nella prima metà degli anni ’60, è nel decennio successivo che si assestano come uno dei gruppi più importanti del jazz-rock dell’Est Europa. Certo, c’è stato un lungo periodo di silenzio discografico dal 1984 al 2013, anno di pubblicazione di “Znovu”, che ha segnato però un ritorno all’attività a pieno regime della band capitanata dal tastierista Martin Kratochvil, che ha alternato da quel momento nuove buone prove in studio e interessanti pubblicazioni di materiale d’archivio. I quarantaquattro minuti del nuovo album “Ritual” confermano la tendenza degli ultimi lavori, visto che offrono nove composizioni di durata concisa, più rigorosamente strutturate e meno “aperte” rispetto ai fasti gloriosi dei seventies. Resta una classe notevole, perché stiamo parlando di musicisti di alto livello. Il Maestro Kratochvil è affiancato, infatti, dal bassista Premysl Faukner (già in line-up negli anni ’70 e ’80), dal chitarrista Zdenek Fiser (in passato negli ottimi Impuls, Prazsky Vyber e Jazz Celula) e dal batterista Filip Jenicek, in formazione dal 2016. Un’unione di talenti, che non vuole sorprendere, che non si prende rischi, ma che, forte delle abilità con i vari strumenti, regala una performance senza sbavature, sa proporre un sound essenziale, gradevole e di qualità. La musica di “Ritual” si caratterizza, così, per una fusion che tende ad essere spesso edulcorata, di stampo statunitense, con temi orecchiabili, ritmi a volte frizzanti e altri più compassati, con tastiere e chitarra a giostrare tra intarsi strumentali di una certa raffinatezza e passaggi solistici intriganti. Il jazz di base, orientamento chiaro fin dagli esordi con il nome scelto dalla band, flirta e si incrocia con altre forme musicali. E se l’unione col rock è da sempre una peculiarità importante, ecco anche che i musicisti amano qualche passeggiata verso territori più blues (vedi “Chladna z rana”, “Fetis” e “Ranhojic”), oppure si orientano verso forme più canoniche di classico jazz (“Tutovka”, con tanto di breve assolo di batteria nel finale). Da segnalare che la conclusione del cd è affidata a “Pecet”, una composizione che fu pubblicata già nel 1979 in una compilation della serie “Mini Jazz Klub” e poi inserita più recentemente nella ristampa di “Hodovkas”. Kratochvil non accentra tutto sulle sue tastiere, anzi, in più pezzi lascia una certa libertà di sfogo alla chitarra, soprattutto quando si ci muove nei versanti più blueseggianti. Sono davvero lontani i tempi di quelle composizioni che si prolungavano con scorribande articolate e di qualche deviazione free e avanguardistica. Oggi Kratochvil, che firma tutti i brani di “Ritual”, ama questo linguaggio sonoro più diretto, privo di orpelli artificiosi, ma mostrando, a settantasette anni, ancora una lucidità e un talento invidiabili. Disco destinato soprattutto ai fan della band, carino, che si ascolta con piacevolezza, ma che non resterà certo negli annali come uno dei vertici artistici dei Jazz Q.



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Peppe Di Spirito

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