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MARTIN KRATOCHVIL & JAZZ Q Tennis Gad Records 2025 CzR

Era il 1984 quando uscì “Hvedzon” (“Asteroid”), che per tantissimo tempo è stato considerato l’ultimo disco in studio uscito con la sigla Jazz Q. Solo nel 2013 la band riemerse con una nuova incisione. Negli anni ’80 gli impegni crescenti del leader Martin Kratochvil frenarono fortemente, di fatto, il prosieguo delle attività di gruppo, che continuarono esclusivamente in concerto. Avendo anche ampliato il suo personale studio di registrazione si diede molto da fare con colonne sonore e con collaborazioni televisive, al punto da essere richiesto anche all’estero. Verso la metà della decade, addirittura fu chiamato dalla BBC per creare l’accompagnamento musicale di uno special in programma riguardante il tennis cecoslovacco, in quel periodo particolarmente in auge, soprattutto grazie ai successi di campioni quali Ivan Lendl e Martina Navratilova. Altra sorpresa fu la richiesta di registrare la musica in anticipo, che sarebbe stata poi adattata alle immagini nel processo di editing, quando solitamente i compositori iniziavano a lavorare dopo aver visto i filmati. Sentitosi liberissimo di lavorare a proprio piacimento, Kratochvil organizza una seduta di session il 23 settembre 1986 coinvolgendo tre musicisti di grande talento: il chitarrista Lubos Andrst, il bassista Juraj Griglak e il batterista Pavol Kozma, unico personaggio con trascorsi nei Jazz Q. La registrazione andò alla grande e furono necessarie solo pochissime sovraincisioni, ma fino ad oggi non aveva mai visto la luce. Nelle note del libretto non è spiegato il perché; non è dato di sapere se il programma della BBC saltò, o se ci furono altri tipi di problemi. Fatto sta che dopo quasi quarant’anni e le ricerche instancabili dei responsabili della Gad Records ci viene presentato questo “Tennis”. E che disco! “Smash” è un incipit che mette subito le carte in tavola: nove minuti di ritmiche spedite, vivacissime e complesse, cambi di tempo, le dita di Kratochvil che viaggiano rapidissime sulle sue tastiere ed un Andrst indiavolato alla sei corde elettrica spingono la musica verso un jazz-rock/fusion al passo con i tempi, tra sferzate funk à la Hancock e rimandi al Davis elettrico in versione più moderna. I titoli dei brani riprendono termini tennistici e si prosegue tra una “Moonball” più melodica con un brillante tema di piano a guidare e la chitarra a rifinire elegantemente su ritmi più rilassati, il funk rock dai sapori mediterranei di “Topspin”, una allegra “Matchpoint” dall’andamento quasi da bossanova, nuovi riferimenti all’Hancock di “Headhunters” in “Lob”, caratterizzata da un giro di basso trascinante, la fusion anni ’80 di “Deuce”. Poi arrivano i dieci minuti e mezzo di “Grand Slam” e con l’ampia durata i musicisti possono sbizzarrirsi e lasciarsi andare maggiormente, facendo sfoggio di tecnica, ma senza mai perdere di vista il feeling, con gli intrecci abili tra chitarra e tastiere, spunti solistici ispirati e la solita sezione ritmica agilissima. “Tiebreak” chiuderebbe l’album con melodie più docili, inizialmente solo con pianoforte e chitarra e poi con l’accompagnamento del basso, ma il cd ha tre bonus tracks, “Half volley”, “Setball” e “Overhead”. Le prime due si mostrano abbastanza irruente e con ritmiche più poderose, ripercorrendo certi sentieri tipici della fusion del periodo, l’ultima riporta ad eleganti atmosfere mediterranee, col piano in bella evidenza. Impressionante pensare che “Tennis” sia il frutto di un solo giorno di registrazione e che è stato praticamente dimenticato tra gli archivi di Kratochvil, ispezionati in maniera certosina dalla Gad Records fino a recuperare un tesoro di grandissimo valore sepolto da troppo tempo.

 

Peppe Di Spirito

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