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KARFAGEN Solitary sandpiper journey Caerllysi Music 2010 UKR

Antony Kalugin scrive con questo “Solitary sandpiper journey” il terzo capitolo della saga dei Karfagen (escludendo il doppio CD di inediti “The key to perception” pubblicato nel 2009), gruppo che rappresenta comunque solo uno dei suoi progetti musicali (quello che personalmente apprezzo di più) che comprendono anche i Sunchild e gli Hoggwash. Con i Karfagen (Cartagine in italiano), Antony ha dimostrato di saper disegnare melodie da sogno, usando colori musicali insoliti ed originali che sembrano provenire da un altro universo, nei Sunchild invece l’artista si è cimentato con un Progressive Rock melodico, moderno ma anche più canonico, ottenendo risultati secondo me inferiori ma comunque apprezzabili.
Con questo nuovo album Kalugin sembra aver fuso queste due facce della sua anima artistica, mescolando tratti e caratteristiche dei suoi progetti in un insieme unitario che si colloca a metà strada fra i sofisticati paesaggi sonori dei Karfagen ed il romanticismo dei Sunchild. Ne consegue che in questo nuovo lavoro ha abbandonato gli ampi paesaggi strumentali degli esordi, a favore di una formula musicale più leggera e fruibile che comprende anche qualche traccia cantata.
Abbiamo parlato in altre occasioni dell’amore di Kalugin per le produzioni di Roine Stolt e la traccia di apertura di questo nuovo album conferma appieno questa ispirazione: la gioiosa “Spirit of Revelation” sembra quasi una filastrocca musicale svedese, con sgargianti riferimenti ai Kaipa di “Solo” e, in generale, ai Flower Kings… e non si tratta dell’unico episodio del genere. La successiva “Magic Moment” è la prima delle tracce cantate, interpretata dalla voce elegiaca di Marina Zacharova, e ci mostra l’aspetto più romantico e delicato della musica di Kalugin. Le melodie sono morbide e sinuose, hanno un sapore nostalgico e antico e ricordano vagamente qualcosa dei Renaissance.
In generale questo nuovo album appare solare e dalle tonalità vivaci e gentili, proprio come i colori acquerellati della fiabesca copertina sembrano presagire. “Silent Anger”, la terza traccia, è una delle tante conferme di questo ritrovato spirito di gioia e anche quella successiva, la title track, sebbene sfoggi delle linee di chitarra più decise, è ricca di atmosfere radiose e positive. In “Searching for Love” apprezziamo la voce di Kalugin, pulita, poco modulata ma piacevole. Questo pezzo presenta una strabiliante ricchezza di timbri e registri sonori, tutti delicati e carezzevoli, con tanti strumenti orchestrali e non (violoncello, flauto, oboe, fagotto e sax), mescolati a fragranze vintage. La strumentazione comprende anche il Bayan di Sergey Kovalev che però stavolta non riesco ad associare a nessuna atmosfera folk ucraina, come avveniva nei due dischi precedenti. Un po’ sotto tono è a mio giudizio “Ode to a new life”: un intermezzo trotterellante, forse un po’ troppo ingenuo e semplificato, di cui salvo però la parte finale con le sue seducenti melodie Cameliane. Non posso fare a meno di citare, fra i momenti più significativi di quest’opera, il pezzo conclusivo, la suite di 22 minuti “Mystery”, che racchiude in un’unica visione unitaria lo spirito di questo album. Troviamo in sostanza bei suoni, belle melodie, canzoni semplici ma ricche di buon gusto che sfoggiano un giusto compromesso fra fruibilità e complessità.
Un album dal sapore new prog, con massicce dosi di Flower Kings, forse più ordinario e meno originale rispetto ai primi due lavori dei Karfagen, ma non per questo meno gradevole. Se fosse stato un disco dei Sunchild avrei detto che finalmente Kalugin è riuscito a portare questo progetto alla perfezione, confezionando il loro migliore lavoro, ma dal momento che, fino a prova contraria, questo è un disco dei Karfagen, sono costretta a collocarlo sul terzo gradino del podio, senza nulla togliere alla bellezza della musica qui contenuta che saprà accontentare gli amanti delle soluzioni melodiche e romantiche che purtroppo sempre più raramente troviamo espresse ad alti livelli qualitativi fra le nuove uscite new prog.



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Jessica Attene

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