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SPIRITS BURNING & BRIDGETTE WISHART Make believe it real Gonzo Multimedia 2014 USA

Gli Spirits Burnings sono ormai una certezza nel panorama progressive attuale e Don Falcone, eminenza grigia della band, dall'alto della sua ormai ventennale carriera, è diventato un punto di riferimento essenziale per tutta la scena space rock odierna. Non a caso attorno a lui gravitano un numero elevatissimo di personaggi che hanno fatto la storia di questo genere. “Make believe it real”, ultimo album della band, non fa eccezione, gli Spirits Burning continuano ad essere una vera e propria open band dove entrano ed escono pezzi di storia della musica cosmica. Ritroviamo l'ormai immancabile Daevid Allen, un bel gruzzoletto di Hawkwind (Bridget Wishart, Dave Anderson, Harvey Bainbridge, Steve Bemand, Richard Chadwick, Alan Davey, Paul Hayles, Simon House, Dan Thompson), Keith the Bass dagli Here and Now, Nick May dai Whimwise, Twink dei Pink Fairies, Nigel Mazlyn Jones e tanti altri ancora, per un totale di circa una quarantina di collaborazioni.
Tra gli ex Hawkwind troviamo appunto la Wishart, co-intestataria dell’album, e che in questo ha un ruolo di primaria importanza. Tutta la musica di “Make believe it real” sembra essere plasmata attorno alla sua voce ipnotica e suadente che ci guida attraverso atmosfere molto soft e alle volte un po’ troppo patinate. Stiamo parlando ovviamente di space rock, ma con molti spunti elettro jazz, trip hop e new age.
La musica fluisce liquidamente, avvolgendoci in splendide ballate acide e visionarie e, seppur misteriosa, lascia trafilare umori positivi. L’album è molto lungo e due cd sono forse troppi. Nel complesso è un po' ripetitivo negli schemi e nella forma, ma rimane sempre piacevole e carezzevole nell’ascolto.
Tra i due cd è forse proprio il secondo, quello che in teoria dovrebbe contenere le “bonus track”, ad essere il migliore. Pezzi come “Always (Spirited Away)”, la stravagante cover dei Pink Floyd “Take Up Thy Stereoscope And Walk” sono dei gioiellini. Tuttavia il brano migliore è proprio la traccia conclusiva “Chain of Thought” che racchiude in sé tutto il mondo degli Spirits Burning fatto di voci sussurranti, bassi pulsanti, flauti ipnotici e chitarre alla Steve Hillage.
La struttura del doppio album porta a qualche riempitivo di troppo e forse, facendo una selezione più accurata, si poteva migliorare la qualità complessiva ma ad ogni modo rimane un lavoro di livello elevato e all'altezza dei predecessori; un album che manderà in brodo di giuggiole tutti gli amanti di una psichedelia romantica e i vogliosi di intraprendere trip cosmici in prima classe senza imprevisti e con tutti i comfort assicurati.


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Francesco Inglima

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