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TASAVALLAN PRESIDENTTI / JUKKA HAURU & SUPERKINGS Pop Liisa - Live In Studio 01 / 02 Svart Records 2016 FIN

Rovistando fra la polvere nelle vecchie soffitte a volte può capitare di scovare qualche raro tesoro. Questo capita se si è fortunati o se si sa dove andare a cercare ovviamente. E finalmente qualcuno si è ricordato di andare a cercare nel posto giusto, fra le vecchie registrazioni appartenenti alla radio Finlandese. Dall’autunno del 1972 i vecchi e imponenti studi Liisankatu della Suomen Filmiteolisuus, la compagnia cinematografica finlandese, furono teatro di eventi dal vivo, con tanto di pubblico in sala, che venivano trasmessi dall’emittente radiofonica nazionale, la Yle, senza tagli, rigorosamente in diretta, ed ascoltati con avidità da un pubblico che non aveva grosse occasioni per entrare in contatto con musica sperimentale o comunque di un certo livello. Popstudio, questo era il nome della trasmissione che andava in onda ogni Giovedì alle ore 20:00, metteva a disposizione ai gruppi finlandesi quaranta minuti da riempire totalmente e a piacere, senza limiti creativi, offrendo l’opportunità di far conoscere pezzi che altrimenti non sarebbero mai arrivati al grosso pubblico. Veniva concesso spazio sia ai gruppi più conosciuti, e quelli Prog a tutt’oggi sono amati dal pubblico finlandese e continuano ad essere fonte di ispirazione, sia a perfetti sconosciuti. La Svart ha ristampato per la prima volta alcune puntate (due per disco nelle edizioni su CD e una soltanto per ogni uscita in vinile) della celebre trasmissione che vengono riproposte, per quanto possibile, in modo integrale.
Il volume che analizziamo nella presente recensione è una vera e propria fotografia d’epoca che ci restituisce l’immagine vivida di una band particolarmente amata ed influente del periodo, i Tasavallan Presidentti, e di un vero e proprio supergruppo, i Superkings di Jukka Hauru, composto da musicisti eccezionali e in parte legati ai cugini poc’anzi citati.
Lo show dei Tasavallan fu registrato nel Settembre del 1973 in un periodo in cui il gruppo, dopo aver pubblicato tre acclamatissimi album, stava per sfondare anche a livello internazionale: tutti voi credo abbiate sentito almeno nominare il leader Jukka Tolonen come grande chitarrista jazz e questa senza dubbio è una prova della grandezza dei Tasavallan Presidentti. La band, di ritorno dal Regno Unito, dove si era esibita al celebre Marquee Club di Londra e al prestigioso Reading Festival, si era conquistata i favori della stampa britannica e sfoggiava una line-up quasi totalmente rinnovata che vedeva come unici membri stabili rispetto agli esordi il già citato Tolonen ed il veterano batterista Vesa Aaltonen. Il vecchio cantante, Frank Robson, fu estromesso e sostituito con Eero Raittinen e, a completare il gruppo, si unirono, dopo l’abbandono di Juhani Aaltonen e di Måns Grundtroem, Pekka Pöyry (sax soprano e alto, flauto e piano elettrico) e Heikki “Häkä” Virtanen (basso).
Sfortunatamente questo CD non include tutti i pezzi suonati quella sera perché le registrazioni non andarono tutte a buon fine ma quanto giunge alle nostre orecchie, circa 34 minuti in totale, suddivisi in due sole lunghe tracce, è una autentica benedizione. Il primo brano, “Lennosta Kii”, appartiene al grande musicista jazz Eero Koivistoinen e compariva nel suo album del 1968 intitolato “Valtakunta”. Le liriche sono di Jarkko Laine, poeta finlandese che ha riversato il suo talento anche nella stesura dei testi di numerose canzoni, e Eero Raittinen le cantava anche nella versione originale dell’album di Koivistoinen. Una sua variante in inglese, intitolata “Caught from the Air” e tradotta da Jim Pembroke dei Wigwam, comparirà in “Milky Way Moses”, l’album che i Tasavallan pubblicheranno nel 1974. Il brano rappresenta il palcoscenico ideale per la chitarra di Tolonen che sfoggia la sua grazia raffinata in superbi assoli che si stagliano su un retroscena strumentale tumultuoso e in continuo divenire, sotto la spinta di una sezione ritmica dinamica e sempre ben presente. La musica è graffiante al bisogno, con inflessioni jazz e hard blues ma dall’inconfondibile tocco sinfonico.
Il secondo brano è una composizione firmata da Tolonen già pubblicata sul celebre “Lambertland” (1972). Ancora una volta è il chitarrista a farla da padrone con il suo tocco unico ed elettrico, naturalmente proteso verso l’improvvisazione che contribuisce sicuramente ad estendere il brano ben oltre i suoi originari 6 minuti. Il clima è certamente più caldo e vibrante rispetto alla versione in studio, con atmosfere uniche ed irripetibili ed uno stile che sconfina più volentieri verso il jazz, contaminato da impenetrabili fragranze folk che appaiono in questo contesto particolarmente buie e magiche.

Jukka Hauru rimane, nonostante la sua breve carriera, un artista di riferimento e decidere di chiamare “Superkings” la sua band è stato decisamente un passo provocatorio e sarcastico rispetto alla moda dei supergruppi che imperversava all’epoca, vero è che i musicisti qui raggruppati a diritto possono vantare un simile appellativo e credo che nessuno si sognerebbe mai di deridere il loro talento. Per molti di voi sarà sufficiente elencarli per capire di cosa sto parlando ed ecco quindi Heikki Virtanen (basso), Vesa Aaltonen (batteria) e lo stesso Jukka Hauru (chitarra), che sostituiva all’occorrenza Tolonen, fanno tutti capo ai Tasavallan Presidentti. Reino “Reiska” Laine (congas, marimba e glockenspiel) aveva suonato nei dischi di Tolonen. Olli Ahvenlhati (Fender Rhodes e piano elettrico) era uno dei musicisti jazz più amati del periodo. Senza contare che nei Superkings erano transitati anche artisti del calibro di Eero Koivistoinen e Pekka Pohjola. L’unico artista più in ombra era il violinista Juhani Poutanen che all’epoca stava lavorando al debutto discografico di Hauru intitolato “Information” (1972), contribuendo tra l’altro, grazie al suo retroterra classico, alla stesura delle partiture.
Poutanen rimane un musicista di grande talento ed inventiva ed il suo violino gioca sicuramente un ruolo chiave in un contesto musicale molto ispirato alla Mahavishnu Orchestra, come possiamo apprezzare immediatamente, a partire da “Mai Ling”, il pezzo di apertura, tratto da “Information” e sfortunatamente decapitato dei suoi primi 3 minuti che sono andati persi. Il brano, pur nella sua complessità, poggia, secondo lo stile di Hauru, su temi musicali intellegibili e splendidamente intarsiati con i ricami della chitarra elettrica e del Fender Rhodes che si prodigano in lunghi assoli. Numerosi gli spunti Zappiani, riconducibili al suo periodo più prog. “Twilight Time” è un pezzo che non compare in nessuno degli album solisti di Hauru e colpisce ancora una volta per il grande lavoro di chitarra dal sapore jazz fusion e senza dubbio anche per il violino di Poutanen dal piglio virtuoso e molto in linea con la Mahavishnu, come già detto. Si gioca su livelli davvero alti e ciò si percepisce costantemente e a più riprese in un brano piacevolmente stratificato e variabile ma mai assolutamente astratto. Con “Elegy Elegio” i ritmi si placano ed emergono splendidi disegni melodici suadenti, esempio di rara eleganza. L’ultimo brano, “Angel”, è firmato da Poutanen ed il suo tema musicale portante comparve nella traccia intitolata “Moment” nell’album “Ahmoo!” pubblicato nel 1975 a nome Jupu Group che era appunto il gruppo di Poutanen. Purtroppo Jukka Hauru decise di mettere presto fine alla sua carriera di musicista, già negli anni Settanta, per diventare critico musicale.
Inutile dire che questa uscita rappresenta ben più di una semplice curiosità o di una importante testimonianza storica ma merita di essere conosciuta prima di tutto per l’immenso valore della sua musica che, sono sicura, ascolterete anche voi con molto piacere.



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Jessica Attene

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