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ROBERT SCHROEDER C'est magique Spheric Music 2020 GER

Dopo aver festeggiato più che degnamente il quarantesimo anno d'attività con il suo quarantesimo (!) disco “Fata Morgana”, Robert Schroeder puntualmente si ripresenta al nostro cospetto con un cd che prosegue in maniera intensa uno stile ben collaudato, senza troppi scossoni creativi ma con più che buona ispirazione e sensibilità... Se “Fata Morgana” era un concept sulle realtà delle interconessioni personali nel mondo virtuale del Web, “C'Est Magique” sembra essere un concept sul legame ed il suo rapporto rituale che l'uomo dell'antichità, in una certa misura ancora oggi, ha con fenomeni naturali un tempo legati ad una dimensione arcana ed appunto “magica”...
In “C'Est Magique” Schroeder conferisce un maggiore respiro alla musica ed un certo grado di dinamismo nell'evoluzione dei brani, secondo una formula eterogenea che, rimanendo ben salda in territori musicali berlinesi di Tangerine Dream/Klaus Schulze melodici appare, piuttosto versatile; il contesto musicale di rituale magico e pagano è ben sottolineato da uno sfondo spesso costante anche se sottile e non invasivo di percussioni tribali, che siano quelle delle tablas indiane oppure di una più moderna ritmica digitale edm e pure di soffuso hip-hop, in tal senso mi sembra anche piuttosto esplicito il messaggio positivamente ecologico che vuole trasmetterci Schroeder...
A più riprese Schroeder sembra affidarsi alla chill-out più rilassante ed atmosferica, fino ad arrivare in territori puramente di ambient music cosmica, con variazioni anche importanti, come nell'omonimo lungo brano di apertura, circa dodici minuti, in cui nelle consuete trame di melodica new-age cosmica si delineano ipotesi di musica cameristica e neoclassica. In questo disco tutto scorre come una brezza leggera estremamente soffusa, talvolta quasi impercettibile, di stili ed ambientazioni sonore differenti: l'esperienza onirica rappresenta al meglio il significato della musica in un elaborato ed avvolgente intreccio di raffinate sonorità arcane ed insieme futuristiche, senza tralasciare per l'occasione qualche vaga nostalgia vintage. Leggerezza compositiva e rigore formale si intravedono in eguale misura tra le melodie sfuggenti e le pulsazioni cosmiche, specialmente nei momenti di transizione dei brani, come avviene nel passaggio tra “Magnetic Streams” e “Spiritual Spice”, con alcune suggestive ed ariose orchestrazioni di synth e Mellotron, elaborate evoluzioni e progressioni musicali in continuo fermento, arrangiati con raffinatezza nonostante un'apparente staticità contemplativa ed estatica. Robert Schroeder non si fa mancare, come tipico nel suo stile, anche qualche concessione melodica più accattivante, eppure anche nei momenti più appariscenti le note sembrano fluttuare in una dimensione eterea ed impalpabile, più vicino alla dimensione del sogno che alla più tangibile concretezza della musica terrena...
Una dimensione onirica rigenerante per lo spirito e la mente, specialmente in un contesto contemporaneo disseminato di grandi difficoltà...



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Giovanni Carta

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