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EMILIANO DEFERRARI / MARCO MACHERA Emiliano Deferrari, Marco Machera Rattsburg Records 2019 ITA

Ecco la tipica opera in cui l'incauto ascoltatore si avvicina con curiosità e rimane raggelato dalla totale decostruzione artistica in cui apparentemente ben poco sembra avere un senso compiuto nell'aleatoria sequenza di note e rumori, tanto da diventare spontaneo chiedersi, una volta conclusi i quattro brani per circa trenta minuti che compongono il cd: cosa mai avrò ascoltato? La domanda tende a ripetersi al secondo, terzo tentativo... ma piano piano, nella più o meno vaga irritazione, si incominciano a captare fraseggi e (dis)accordi di chitarra curiosamente attraenti e di un certo “fascino”, l'interesse cresce sensibilmente e si ritorna ancora all'ascolto...
Con la coppia Emiliano Deferrari e Marco Machera siamo difatti nel più estremo territorio impro-avanguardistico di stampo chitarristico: registrata nell'arco di due sessions tra il marzo e maggio 2019 ai Monty Studio di Bruxelles, la musica si incentra sulle improvvisazioni di chitarre perlopiù acustiche, con l'introduzione di uno stridente violino, un esotico baglamas ed oggetti/percussioni varie trovati nello studio. Atonalità e dissonanza sono due parole che possono far scappare più di una persona... salvo attirare l'attenzione di chi è abituato a frequentare gli ambienti di Derek Baley, Andrea Centazzo, il Fred Frith solista più radicale, Elliott Sharp o certe esplorazioni “zen” di Henry Kaiser, quindi di riflesso, più o meno alla lontana, Captain Beefheart.
Nulla che non sia già stato esplorato in precedenza, nel marasma di sonorità ostiche e chitarre in equilibrio tra epilessia e catalessi sonora, si intravedono comunque momenti in cui si evidenzia o quantomeno intuisce il talento dei nostri due chitarristi, ricordiamo, Marco Machera essenzialmente bassista partito con i discreti prog-metallici Mytho per poi avventurarsi nell'avant-rock con i Troot parallelamente ad un intrigante alt-rock solista, ed Emiliano Deferrari autore di un paio di dischi solisti di avant-pop elettronico autoriale e nel prog-pop rock più classico dei Nanaue. Attraverso una predisposizione mentale estremamente rilassata si può cogliere meglio l'essenza astratta, aleatoria ed artistica, che rappresenta il cuore di questa musica: con uno sguardo attentamente critico potremmo pensare che questo esperimento musicale potrebbe trovare in una seconda occasione di incontro tra Deferrari e Machera ulteriori e più intense sonorità, magari più orientate sulla densità del suono piuttosto che sulla frenesia di un free jazz sempre più destrutturato ma non sempre pienamente messo a fuoco.



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Giovanni Carta

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