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JAMES MAC GAW La fin des temples Soleil Zeuhl 2020 FRA

Ha fatto giusto in tempo a vedere questo suo lavoro pubblicato, poi James Mac Gaw si è dovuto arrendere ad un male contro cui lottava da diversi anni. Stiamo parlando del chitarrista che ha legato il suo nome ai Magma del nuovo millennio e che si è distaccato dalla band solo quando sono emersi i suoi problemi di salute. Nel dicembre del 2020 è uscito questo suo lascito, un disco in cui non suona, ma che ha composto e arrangiato dalla prima all’ultima nota è che è stato eseguito da una formazione di musicisti di alto livello, tra i quali ricordiamo Daniel Jeand’heur alla batteria e alle percussioni e Bruno Ruder al Fender Rhodes e alle tastiere, che hanno accompagnato James in quell’altra entusiasmante avventura denominata One Shot (il secondo è transitato anche nei Magma).
Il cd dura circa trentatré minuti e presenta nove tracce che sono legate l’una all’altra a formare un’unica suite, contraddistinta da una scrittura compositiva di una certa complessità, ma che farà trovare a loro agio gli amanti dei Magma. La prima, “Les monde des machines” che sfiora i nove minuti, è la più straniante, con i suoi effetti noise/industrial che fungono da preparativo rumoroso/robotico in vista del seguito. E che seguito! A partire da “Introit” ci immergiamo in un universo di classico zeuhl assolutamente delizioso. D’altronde “La fin des temples” è un dichiarato e sentito omaggio a Christian Vander, lo storico leader dei Magma “per la sua amicizia, la sua presenza e la sua musica”. I canti e i cori in tipico stile zeuhl di “Introit” sono il preludio all’assalto di “Chaos par le vide”, con l’accoppiata basso – batteria che ci dà dentro alla grande, mentre la chitarra e le tastiere cominciano a intrecciarsi. A proposito delle parti cantate, apriamo una parentesi per specificare che James non punta sul kobaiano, quanto piuttosto su vocalizzi “onomatopeici”, che aiutano a definire ancora di più gli umori musicali che si susseguono. Una nota di merito la spendiamo anche per la notevole prestazione canora di Sébastien Roquefelte, già con esperienza negli Elephant Tok, che con il suo timbro e la sua prova dà ulteriori punti al disco. Proseguendo con l’ascolto, le atmosfere misteriose della breve “Forteresses” portano poi ai rimandi ai Magma di “K.A.” di “Anticipe du rien” e “Incendie des raisons”; a seguire, uno dei momenti clou dell’album, guidato da un giro veloce di note fantastico e ripetuto ciclicamente che caratterizza, insieme agli intarsi vocali, “Les boussoles des mille dimensions”. Come spesso accade con la musica dei Magma, anche qui si alternano parti molto cupe ad aperture luminose che fanno respirare per un attimo. Ma giusto un attimo. Perché quelle reiterazioni che trasmettono un senso di inquietudine e quelle soluzioni eteree, che sembrano trasportare in un mondo sonoro un po’ cupo e fumoso, sono sempre pronte ad andare in primo piano, come dimostra anche il finale affidato all’accoppiata “Fission” – “Ouverture”.
“La fin des temples” è una composizione breve, ma magistrale, che mette in risalto tutte le caratteristiche principali della dimensione zeuhl, a partire dalla sezione ritmica che detta le danze, fino ad arrivare all’enfasi delle parti vocali soliste e in coro. Ed è destinata a restare nel cuore degli appassionati di zeuhl, grazie ad un musicista che se ne è andato lasciando un bellissimo segno. Ci manchi e ci mancherai, James.



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Peppe Di Spirito

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