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MOLESOME Kino Roth Hńndle Studios 2023 SVE

Mattias Olsson torna a farci gradita visita in questo bellicoso periodo post-pandemico con un nuovo capitolo del suo progetto Molesome, "Kino", titolo che evoca situazioni cinematografiche rappresentate in undici brani eclettici, ad ampio respiro e quasi del tutto strumentali, opera che nella discografia recente di Olsson si lega pi¨ facilmente ad "Are You There?" rispetto al pi¨ ombroso "Aftonland": l'estroversa assenza di confini stilistici ed il frenetico dinamismo strumentale in "Kino" crea una sorta di fusion/crossover di prog-synth-pop rock elettronico che semplificando un p˛ strizza l'occhio ai Radiohead quanto ai King Crimson... Gli undici pezzi che compongono "Kinoö sono stati scritti in un periodo di tempo piuttosto lungo, soprattutto idee registrate e sviluppate piano piano parallelamente alla miriade degli impegni di Olsson, idee che hanno preso forma compiuta con linguaggi musicali diversi senza perdere mai coerenza e lĺidentitÓ unitaria del progetto Molesome. Quindi un disco fatto di melodie orecchiabili, ritmi incalzanti, arrangiamenti ricchi ed atmosfere suggestive, con una buona capacitÓ di variare l'orientamento dei brani passando da momenti pi¨ delicati e folk a fasi decisamente pi¨ tumultuose e nervose, anche usando strumenti insoliti e piuttosto "esoterici"... Il risultato Ŕ una musica che cattura lĺattenzione e la curiositÓ dellĺascoltatore, che si trova a viaggiare tra generi e influenze diverse, tra divertimento e profonditÓ, tra leggerezza e oscuritÓ; quadretti folk elegiaci offrono quindi un buon contrasto con i momenti sonori pi¨ tesi ed inquieti, penso alla serena ballata folk acustica di "Neal", seguita dalla nevrotica e spiritata "Kate Killer", un buon parallelo con quanto sta facendo Mattias sotto il nome Ninja Pixies, per poi chiudere il cerchio di nuovo con una lunga improvvisazione acustica di "Langsam" non lontana da certe meditazioni acustico-ambientali alla Sylvian/Czukay con suggestivi riferimenti a Brian Eno. Rimarchevole anche l'utilizzo delle tablas suonate da Gyan Singh, registrate in Nuova Delhi, per dare un tocco di magia orientale nei momenti pi¨ psichedelici come in "The Bait" dove Olsson si cimenta con il Persephone, sintetizzatore analogico che bene si amalgama con le orchestrazioni del mellotron, insieme ad una reliquia come l'antico synth Altair 231 emulo sovietico del moog. Sicuramente gli amanti del prog scandinavo sapranno trovare buoni spunti da "Kino", con la giusta mentalitÓ aperta per accogliere linguaggi e stimoli musicali forse anche controversi e non in linea con le proprie classiche aspettative ma sempre propositivi nel comunicare qualcosa di profondo.



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Giovanni Carta

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