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Tra gli “stakanovisti” del progressive rock, una delle figure più attive dell’ultimo quarto di secolo è quella di Robert Reed. Noto soprattutto per essere la mente principale dei Magenta, non si possono dimenticare le sue avventure con Kompendium, Fyreworks, Othello Syndrome, Trippa, Cyan, oltre ad una brillante carriera solista nella quale spiccano i vari “Sanctuary” in omaggio a Mike Oldfield. Stavolta ci concentriamo un po’ sui Cyan, attivi negli anni ’90 e poi rimessi in moto nel 2021 proponendo una nuova versione dell’album “For king and country”. Successivamente è stata la volta del rifacimento di “Pictures from the other side”, di cui questo “The guardians” rappresenta la seconda parte con materiale che non era uscito nella pubblicazione del 2023, visto che risale alle stesse sessioni di registrazione, ma alla fine si è preferito puntare su due uscite separate anziché proporre un cd doppio. Impegnato alle tastiere, alle chitarre e ai cori ed autore di tutte le composizioni, Reed, per l’occasione, è affiancato da Peter Jones (Camel e Tiger Moth Tales) alla voce solista e al sassofono, da Luke Machin (The Tangent e Karnataka) alla chitarra, da Dan Nelson (già con Godsticks e Magenta) al basso, da Tim Robinson alla batteria e da Angharad Brinn, presente come voce femminile. Il pezzo forte del disco è sicuramente la suite d’apertura “The guardians of your destiny”, che estende il brano originale del 1994 intitolato “The guardians”, fino a protrarsi per oltre venticinque minuti. Una vera delizia di prog di estrazione romantico/sinfonica per chi è fortemente legato al genere e formalmente ineccepibile, a partire dall’introduzione d’atmosfera e con i successivi sviluppi, tra cambi di tempo e di atmosfera posti ai momenti giusti, l’equilibrata alternanza tra il timbro profondo di Jones e l’ugola da usignolo della Brinn, passaggi strumentali enfatici, dinamiche efficacissime. Per quanto si possa avvertire il “già sentito” è indubbio che l’ascolto si riveli estremamente piacevole. I riferimenti ai Genesis, come nei lavori precedenti, sono evidenti, ma si abbinano ad altre influenze, a partire da una chitarra elettrica gilmouriana in alcuni frangenti, per proseguire con una vivacità che somiglia molto a quella dei primi Marillion, ad un elegante passaggio oldfieldiano verso la metà della composizione, al pathos languido erede dei Camel qua e là. Reed con le sue tastiere a volte è protagonista muovendosi agilmente su coordinate banksiane, altre volte si mette più da parte lasciando spazio ai suoi compagni, oppure rifinendo delicatamente in sottofondo. Proseguendo l’ascolto, la nuova versione di “All around the world” ha un sound particolarmente limpido, parte come docile ballata acustica per chitarra e voce, per poi incrementare l’intensità e virare verso il più tipico new-prog con finale classicheggiante ed epico. La strumentale “Cyan” (già proposta in passato in un’antologia e consistente nell’unione di due pezzi risalenti alle origini scolastiche della band negli anni ‘80) porta alla conclusione in maniera esuberante, con un forte dinamismo e la continua alternanza dei vari strumenti alla guida, tra tastiere altisonanti, gli ottimi inserimenti di sax (che dona un leggero tocco jazz-rock) e la chitarra “piangente”, ancora tra Gilmour e Latimer. Da sempre i Cyan si sono mossi su coordinate che abbinano il new-prog ad una forte componente genesisiana, facendo sempre attenzione agli aspetti melodici ed anche i trentotto minuti di “The guardians” non fanno eccezione. Si tratta, quindi, di un album destinato a quella abbondante fetta di ascoltatori che ama questo tipo preciso di sonorità e di strutture. E in questo ambito fa decisamente bella figura.
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