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THE BLACK NOODLE PROJECT Ghosts & memories Progressive Promotion Records 2013 FRA

Tra le band che sono state capaci di apprendere e mescolare gli insegnamenti dei grandi maestri del prog e quella vena dark portata avanti da nomi impegnati nella scena gothic degli anni ’90 figurano senz’altro i francesi Black Noodle Project. Attivi già dal 2001, questi transalpini arricchiscono nel 2013 la loro discografia con il cd “Ghosts & memories”. Il chitarrista-bassista, nonché cantante, Jeremie Grima si conferma la mente principale del progetto portato avanti insieme al chitarrista Sébastien Bourdeix e al batterista Fabrice Berger. Per capire un po’ in che direzione si muove la band basta ascoltare con una certa attenzione la prima traccia “The wanderer of lost moments”, che si apre con atmosfere sinistre, create dalle lente note di tastiere che disegnano quasi scenari floydiani. L’entrata della chitarra elettrica e della batteria dopo un minuto e venti secondi spinge però verso sentieri di gothic-metal, con una certa irruenza ed un sound opprimente come poteva esserlo quello dei The Gathering o dei My Dying Bride negli anni ’90. Dopo una parentesi di piano classicheggiante entra anche il cantato, con la voce di Grima profonda e filtrata a rendere ancora più indolente l’andamento del brano. A seguire, le chitarre regalano contemporaneamente ruggiti doom ed un solo di chiaro stampo gilmouriano. Tra accelerazioni e momenti più cadenzati si superano undici minuti che rendono ben chiara la proposta portata avanti dai Black Noodle Project. La vena dark della musica si scorge anche quando i riferimenti diventano i Goblin e i Black Sabbath (in “They live, we sleep”), la tensione delle colonne sonore di Badalamenti (“Voices from yesterday” e “Ghosts”), o, ancora, le distorsioni e le ruvidezze di certo metal più ricercato (“A purple memory”).
Alla fine, i momenti migliori sono probabilmente quelli in cui i ritmi si fanno più compassati e diventano più evidenti i legami con le sonorità che rievocano i Pink Floyd, come avviene per almeno metà della composizione “The owls (are not what they seem)”, che deve davvero tanto a Roger Waters, nella onirica “Shades of Tomorrow”, non distante da soluzioni care anche ad Anathema e Porcupine Tree, o in parte della già citata “A purple memory”.
In generale, direi che i Black Noodle Project lasciano delle perplessità: qualche momento tirato un po’ troppo per le lunghe, durante l’ascolto, si avverte, così come non convincono del tutto la produzione, con suoni “sporchi” e a volte lontani, ed il mixaggio, con le chitarre a volte troppo forti, altre volte invece, relegate quasi in sottofondo. Si ha la sensazione, insomma, che con pochi accorgimenti il risultato poteva essere migliore, ma non si può negare che per buona parte dell’album la musica riesce ad essere suggestiva, mostrando una band che magari non può piacere a tutti, ma che ha puntato decisa in una direzione a cavallo tra gothic-metal e space-rock, nella quale mostra discrete potenzialità.


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Peppe Di Spirito

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