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BIG BIG TRAIN Stone & steel (bluray) English Electric Recordings 2016 UK

Parabola davvero curiosa quella dei Big Big Train, poco più che onesta band di new-prog negli esordi degli anni ’90 trasformatasi poi in vera e propria rivelazione del rock di estrazione sinfonico-romantica in tempi più recenti. Allargando man mano i propri orizzonti e arruolando i vari David Longdon (che era stato a un passo dal sostituire Phil Collins nei Genesis), Dave Gregory, chitarrista e pianista già impegnato con XTC e Peter Gabriel, il batterista americano Nick D’Virgilio (noto per i suoi trascorsi, tra i tanti, con Spock’s Beard, Fates Warning, Mystery, Mike Keneally, gli stessi Genesis), e il polistrumentista svedese Rikard Sjöblom (dei Beardfish), i Big Big Train hanno inanellato una serie di album di grande qualità, toccando picchi notevoli con “The underfall yard” e i due “English electric”. C’era un’unica grande incertezza: essendo diventati fondamentalmente un gruppo da studio, si dubitava della possibilità e della capacità di trasportare in concerto quell’eleganza e quella ricchezza che caratterizzavano una brillantezza compositiva mostrata solo attraverso dei dischi abilmente costruiti. Tra queste illazioni e le richieste dei fan di vederli all’opera dal vivo, i musicisti devono aver visto una bella sfida da affrontare, così, nell’estate del 2014 si sono riuniti agli studi Real World per una settimana di intense prove. Oltre ai citati Longdon, D’Virgilio, Gregory e Sjöblom, c’erano Rachel Hall al violino, Danny Manners alle tastiere e al contrabbasso, Andy Poole alle tastiere e alle chitarre e Greg Spawton al basso. Un dispiegamento di forze notevole per dimostrare che le qualità espresse in sede di registrazione non erano frutto del caso. A riprova di come i Big Big Train abbiano sostenuto la prova live, in una dimensione quindi ben diversa dal loro modo di lavorare degli ultimi anni, arriva questo blu-ray intitolato “Stone & steel”, che raccoglie nove brani registrati nel 2015 negli stessi Real World e cinque relativi invece ad un concerto tenuto al Kings Place di Londra nello stesso anno. Si segnala che l’ottetto di base viene occasionalmente accompagnato anche da una sezione fiati di sei elementi e da Emily Yarrow alla voce. La prima impressione che si ha guardando le immagini è che l’impatto live sia meno immediato rispetto a quelle magiche dinamiche che permeano le composizioni che conoscevamo bene per le controllate e curate registrazioni in studio. I sei musicisti sul palco sono concentrati sui loro strumenti, lontani da pose da rock-star, mentre Longdon sfoggia subito un buon carisma sia per la tenuta di scena che per l’interpretazione vocale, mostrandosi anche bravo flautista nei momenti strumentali d’insieme. Man mano che scorrono i minuti le impressioni si fanno sempre più positive. Quella musica avvolgente, che sicuramente deve molto a Genesis e Yes, ma che pure viene trattata in maniera personale soprattutto grazie alla ricca strumentazione, lascia una piacevole impronta. Magari non tutto il repertorio si mantiene su standard elevatissimi e qualche momento non convincente qua e là si avverte. Ma si tratta di una piccola percentuale, visto che la bravura nel dosare e nell’impastare melodie ariose e un po’ malinconiche, variazioni ritmiche, eleganza acustica, fughe e intarsi elettrici e atmosfere fiabesche è assolutamente evidente ed è facile capire come, con certi ingredienti, i Big Big Train abbiano fatto breccia su un buon numero di amanti del rock sinfonico. D’altronde, seguendo la scaletta, notiamo come “The first rebreather”, la lunga suite “The underfall yard”, il divertissement pop-acustico “Uncle Jack”, “Victorian brickwork”, “Summoned by bells”, “East Coast racer” possono rappresentare pezzi da novanta di un repertorio ormai ampio, ma che solo negli ultimi anni, come detto, ha toccato vertici probabilmente inaspettati dai più. Ad un’analisi finale attenta il dubbio che tutto fosse studiato attentamente a tavolino per i loro dischi in studio non è certo dissipato; eppure la band è stata in grado di mettere bene in mostra le proprie qualità anche dal vivo, merito della buonissima resa di composizioni affascinanti, ben eseguite e finemente articolate. Concludiamo segnalando che il blu-ray è custodito in una confezione cartonata della grandezza di quelle che solitamente contengono dei cd, con un libretto ricco di belle foto. E’ inoltre possibile visionare il filmato principale scegliendo solo la parte musicale, oppure includendo una serie di immagini catturate negli studi durante le prove. Poco interessanti, invece, i brevi contenuti extra, tra i quali segnaliamo comunque il video ripreso da varie angolazioni della batteria durante l’esecuzione di “Master James of St. George”.



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Peppe Di Spirito

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