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LA COSCIENZA DI ZENO La notte anche di giorno Fading Records 2015 ITA

“La notte anche di giorno” è il terzo album de “La coscienza di Zeno”. Diviso in due lunghe suite, “Giovane figlia” e “Madre antica” unite dal fil-rouge rappresentato dal concetto di “dolore” di due donne: la ragazza suicida e la scultrice centenaria nonché giovane staffetta partigiana durante la seconda guerra mondiale. I testi (da sempre elemento caratterizzante della band) di Stefano Agnini, raggiungono momenti di alto lirismo ed altrettanta drammaticità e danno ulteriore valore alla indubbia qualità musicale. Rispetto al precedente “Sensitività”, il gruppo acquisisce i servigi dell'ottimo violinista Domenico Ingenito, mentre figurano tra gli ospiti Joanne Roan al flauto, Melissa Del Lucchese al violoncello e Simona Angioloni alla voce. La prima suite, “Giovane figlia”, divisa in sei sezioni, rasenta la perfezione. La drammatica scrittura di Agnini si sposa perfettamente con la musica (di cui è anche autore) senza alcuna forzatura. La voce di Alessio Calandriello è ormai da tempo una garanzia, così come le (numerose) tastiere di Luca Scherani (e dello stesso Agnini) che enfatizzano i momenti salienti con la perizia che abbiamo imparato a conoscere sin da “Sensitività” (ma anche nei lavori solisti). Gli importanti spazi che si ritaglia il violino conferiscono ulteriore grazia alla composizione e “riempiono” la trama sonora come meglio non si potrebbe. Non sono da meno anche gli altri componenti peraltro. Un bell'assolo dell'elettrica di Davide Serpico (che sta crescendo sempre più in personalità) in “Libero pensatore” (terza parte della suite) oppure l'ottimo lavoro ritmico del duo Andrea Orlando (batteria) e Gabriele Guidi Colombi (basso) ne “Il giro del cappio” (seconda parte del brano). Ma è il gruppo nel suo insieme che convince appieno ed i venti minuti del pezzo non presentano momenti di stanca, anzi sono molto godibili anche per le numerose “anime” presenti (la splendida introduzione inscenata dal duo Scherani/ Ingenito in “Impromptu pour S.Z.”, quinto segmento della suite o, ancora, il cantato in francese in “Lenta discesa all'Averno” sesta ed ultima porzione di “Giovane figlia”). La prima composizione di “La notte anche di giorno” è, dunque, di assoluta eccellenza (anche se si accetta volentieri il contraddittorio...). Più controverso il giudizio per “Madre antica” invece, che non abbiamo difficoltà a considerare come l'episodio più ambizioso, sin qui almeno, della band ligure. Il brano si presenta meno “immediato” del precedente (se possiamo accettare come “immediata” una suite di oltre 20 minuti...) e le liriche (sempre ispirate e dettagliate) a volte si inseriscono con difficoltà nel contesto musicale. In questo caso, probabilmente, dei testi più sintetici avrebbero giovato al risultato finale, che è, a scanso di equivoci, comunque molto apprezzabile. Un tour de force che dispensa ottime soluzioni sinfoniche e raffinatissime sezioni di archi ad aumentare il pathos (e qui non possiamo che evidenziare l'ottimo lavoro di Ingenito e della Del Lucchese con i rispettivi strumenti). Per contro, l'oggettiva difficoltà delle liriche e le tante variazioni presenti non possono che mettere in mostra le capacità interpretative di Alessio Calandriello (meno “virtuosistico” che negli album precedenti, ma più al servizio della musica ) e la perizia strumentale della band. Insomma se si voleva “osare”, ecco che uno dei gruppi che poteva permetterselo, questa è proprio La coscienza di Zeno. Avevamo per l'esordio omonimo e per “Sensitività” azzardato i termini “canti di innocenza” (per il primo caso) e “canti di esperienza” (per il secondo), che “La notte anche di giorno” rappresenti forse dei “canti di sapienza”?



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Valentino Butti

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