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ROZ VITALIS Revelator Mals 2011 RUS

Dopo una lunghissima carriera sotterranea, fatta di numerosissime autoproduzioni, la musica del compositore e tastierista Ivan Rozmainsky affiora finalmente verso la luce, in tutti i sensi, grazie all’arrivo di un contratto per una vera e propria etichetta discografica, ad un arricchimento della formazione con nuovi artisti e molti ospiti e ad una registrazione più pulita rispetto al passato che permette di apprezzare tutte le scelte cromatiche di questa opera orchestrale dai riflessi elettronici. A dire la verità nella discografia della band c’è ancora un tassello inedito, visto che un intero album antecedente a questo giace nei cassetti di una casa discografica italiana ma, in attesa di scoprirne i contenuti (e mi auguro che questo avvenga effettivamente prima o poi), dobbiamo fare finta di niente e andare avanti con la musica e la recensione…
La nuova formazione, prima troppo strettamente avvitata attorno alla figura di Ivan Rozmainsky, gioca un ruolo molto positivo, entrando in ballo anche nel processo compositivo. Accanto alla firma del leader, che comunque continua ad essere la chiave di volta dei Roz Vitalis, compare anche quella di Vladislav Korotkikh (flauto), Vladimir Semonov-TYan-Shansky (basso elettrico ed acustico), Philip Semonov (batteria) e di Vladimir Efimov (chitarra elettrica ed acustica). Nessuno insomma viene lasciato indietro e questa nuova dimensione si percepisce chiaramente. L’architettura dei brani è sempre barocca, con una scrittura che sembra fatta per un’orchestra sinfonica, ma questi diventano al tempo stesso più duttili e dinamici: basta per esempio ascoltare “Warm Tuesday”, insolitamente psichedelica, sofisticata ma dai suoni piacevolmente tiepidi che si chiude con un autunnale e struggente dialogo fra il violoncello di Fedor Kirillov ed il piano. Molto bello l’accostamento fra i synth, dai suoni maestosi e innaturali, e l’esile flauto in “Deadlock of the Deceiver”, uno di quei classici pezzi alla “Compassionizer” di Rozmainsky che fa correre i brividi lungo la schiena, con i suoi scenari sonori lugubri e ricchi di mistero. Molto bella la hit version di “Painsadist”, ormai un classico nel repertorio dei Roz Vitalis, di cui riscopriamo le potenzialità grazie a questa nuova veste che ne amplifica decisamente le spinte emotive. Questo tenebroso intreccio di musica sinfonica e sacra, pulsioni oscure e desiderio di riscatto spirituale, sonorità elettroniche e artefattate ed acustiche, trova una sua sintesi in un titolo come “La combattimento spirituale” (scritto così), in cui un organo liturgico si intreccia alla chitarra acustica e al flauto in un lento crescendo che sembra una sorta di risveglio dell’anima. Linee melodiche stranamente rassicuranti, in cui tuttavia si percepisce qualche accento fuori posto, preludono a una sequenza abbastanza orrorifica che non sfigurerebbe affatto come colonna sonora di un film ambientato in un castello scricchiolante e ragnateloso pieno di insidie ed abitato da vampiri. Il gran finale del pezzo è un tripudio di campane, a ricordarci che, nonostante l’ascolto ricco di tensione, in fondo è sempre il bene a vincere.
Fra i brani più belli dell’album mi piace citare “Persecuted” proprio per la sua tensione emotiva, per il suo minimalismo, per la sua decadenza e per il suo andamento quasi a tentoni, fra mille vicoli ciechi e scenari pieni di nebbia. Molto adeguata è la scelta dei suoni come ad esempio il flauto armeno (shvi) che dona un velato tocco folk, la lugubre spinetta e un pianoforte che sembra di ghiaccio. Oserei dire che finalmente le idee di Ivan trovano forma grazie ad una realizzazione che rende loro giustizia: chi conosce questo artista sicuramente rimarrà soddisfatto da questa specie di calderone alchemico in cui immagini pagane e sacre, pulsioni recondite e senso di spiritualità si mescolano in un vortice oscuro. La ricetta non è sicuramente per tutti ma, se siete delle menti curiose e un po’ distorte, sono sicura che rimarrete colpiti da questa proposta originale, spiazzante per certi versi ma sicuramente valida soprattutto sul profilo compositivo, che porta alla luce alcune delle tante contraddizioni dell’animo umano.


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Jessica Attene

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