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NODO GORDIANO Flektogon AMS/Vinyl Magic 2009 ITA

Il ritorno dei Nodo Gordiano avviene finalmente dopo una serie di vicissitudini che hanno rimodellato la stessa identità del gruppo, attualmente un duo composto dal bassista e fondatore Andrea De Luca e dal batterista Carlo Fattorini, con il prezioso aiuto del soprano Silvia Scozzi e del sassofonista Franco Terralavoro. Lasciato al suo destino il tastierista Gianluca Cottarelli, dopo la registrazione del disco di improvvisazioni "Alea" (uscito per la Mellow Records) i Nodo Gordiano si allontanano dalla psichedelia esoterica e un tantino sepolcrale di quel disco, vicina per certi versi ai lavori del Paul Chain più introspettivo e cosmico; al confronto questo "Flektogon" è un album decisamente più austero, strutturato secondo un approccio compositivo più ortodosso e legato agli schemi del progressive rock più classico e della musica classica contemporanea. Suddiviso in cinque capitoli, dei quali la suite centrale "Avventura di Mastarna" ricopre un ruolo principale sia per estensione che per intensità espressiva, "Flektogon" guarda ai King Crimson ("Starless And Bible Black/Lark's Tongue...) come principale fonte d'ispirazione, tanto da riprende in un certo senso il filo narrativo con l'omonimo cd d'esordio, uscito per la Lizard circa dieci anni fa. Ancor più che in passato, Andrea De Luca ha deciso di filtrare nel suo gruppo l'interesse per la musica classica e medievale, tanto da inserire nel brano d'apertura "Theatro di Memora", introdotta dalla fuga n.1 della Atalanta Fugiens di Michael Maier, la bella voce lirica di Silvia Scozzi. Nelle due parti di "Ozymandias", le percussioni di Carlo Fattorini conducono i Nodo Gordiano verso la dimensione della musica contemporanea e l'avant jazz... fino ad arrivare all'epica suite di "Avventure di Mastarna", ambiziosa e visionaria rappresentazione in musica delle vicende del sesto re di Roma, Servio Tullio, in cui confluiscono al meglio l'insieme delle caratteristiche principali dei Nodo Gordiano: asprezze crimsoniane, jazz rock ostico ed aggressivo, specialmente negli assoli del sax alto di Terralavoro, ampie distese melodiche ed astrattismi elettronici, con qualche speziatura mediterranea ed esotica a rendere più suggestivo il tutto. Le sonorità sono decisamente crepuscolari ed ombrose, i tanti richiami all'esoterismo sottolineano un approccio musicale tutt'altro che solare e rassicurante... L'impressione che abbiamo di "Flektogon" (il nome deriva dal primo grandangolare moderno, disegnato dalla Zeiss di Jena) è quella di un disco affascinante ma non semplicissimo da decifrare, piuttosto enigmatico: lavoro di per sé classico nella sua ovvia appartenenza alla scena progressive, i Nodo Gordiano hanno impresso in quest'ultimo loro disco un tocco del tutto particolare che lo distingue dai tanti cloni "crimsoniani" che girano mezzo mondo... decadentismo tetro e disperato, un'opprimente quanto valida austerità, un senso della melodia colto e raffinato unito ad un immaginario ambiguo e dalle tinte esoteriche: questi sono tutti elementi che fanno di "Flektogon" un lavoro alquanto unico e fortunatamente lontano da una fredda ed anonima perfezione tecnica."Flektogon" rappresenta così il degno ritorno di un gruppo il cui talento non è ancora stato forse riconosciuto in pieno: se non conoscete ancora i Nodo Gordiano, è arrivato il momento giusto per ascoltarli.


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Giovanni Carta

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