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MELANIE MAU / MARTIN SCHNELLA Through the decades autoprod. 2020 GER

Mi voglio sbilanciare, credo che questo sia uno dei più bei dischi di cover che abbia mai sentito. Di sicuro, d’ora in poi sarà uno di quelli che ascolterò con più piacere. Non sono particolarmente attratto da questo tipo di operazioni, però in questo caso non ho potuto fare altro che apprezzare il risultato. Parliamo di Melanie Mau e Martin Schnella, due simpatici tedeschi che insieme ad alcuni compagni di viaggio hanno messo in piedi un sodalizio musicale fatto di suoni acustici ed elettrici mescolati sapientemente a creare un sound folk-progressivo molto piacevole.Qualche anno fa avevo apprezzato “The oblivion tales”, album di composizioni originali seguito più recentemente da un altro album di cover di cui “Through the decades” è evidentemente un ideale seguito.
Lo schema adottato dal gruppo è semplice. Si prende una ricca manciata di brani di vari generi ed epoche e li si riarrangia in chiave acustica. Il rischio che il risultato sia dozzinale o noioso è serio ma non è questo il caso. Devo dire che il trattamento applicato ai brani è piuttosto riuscito, abbastanza rispettoso e vario da giustificare il tempo investito nell’ascolto. Tra le quattordici tracce presenti troviamo brani di Genesis, Kate Bush, Kansas, Queen, Peter Gabriel, Yes, Metallica, Blind Guardian e Pain of Salvation, per citare gli artisti più conosciuti, e altri di autori che personalmente non conosco. La curiosità di ascoltare “Dancing with the moonlit knight”, “Don’t stop me now”, “In your eyes”, “And you, and I”, è ovviamente forte, e devo dire che la rimasticatura è sempre ben riuscita e in alcuni casi addirittura valorizza certi aspetti dei brani originali. Gli arrangiamenti sono costituiti perlopiù da ricchi intrecci di chitarre acustiche, percussioni e armonizzazioni vocali, impreziositi da flauti, sassofoni, clarinetto, cornamuse e violoncello. Il mix ha un sapore decisamente rustico, in certe parti delicato e in altre intenso. Mi piace molto “Dancing with the moonlit knight”, della quale vengono riproposte tutte le complesse parti strumentali e nella quale la voce di Melanie Mau compie un egregio lavoro. Molto belle anche “Miracles out of nowhere” dei “Kansas” e “Running up that hill” di Kate Bush, e riescono ad inserirsi abbastanza bene nel contesto brani come “Don’t stop me now” dei Queen e “Creeping death” dei Metallica, in cui materiali di partenza sono abbastanza diversi dal sound del gruppo. Veramente bella “And you, and I”, con addirittura il suono del basso acustico che ricorda, quasi fosse un omaggio, quello di Chris Squire, a dimostrazione che si possono interpretare i classici con passione e ottimi risultati. Tutti piacevoli anche gli altri brani più o meno conosciuti, per un totale di settantaquattro minuti di musica.
Un bel disco, dunque, consigliato a meno che non si detesti a priori questo tipo di tributi. Personalmente ritengo che l’elevata durata sia un po’ stancante e faccia perdere l’interesse verso gli ultimi brani, ma potrebbe essere solo un mio problema. A questo punto mi piacerebbe un nuovo disco di inediti, non ho dubbi che possa essere molto interessante.



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Nicola Sulas

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