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MELANIE MAU / MARTIN SCHNELLA Crowdless sessions autoprod. 2020 GER

Dopo l’ascolto di un nuovo prodotto, la domanda che spesso mi viene spontanea è riferita a quanto di quello che ascolterò mi rimarrà in mente e quanto invece svanirà, anche dopo diversi ascolti. Per una serie di eventi, in parte di carattere più personale, in parte decisamente più generale, tra i primi ascolti di questo CD e gli ascolti che poi mi hanno portato alla recensione sono passati alcuni mesi. Quando ho ripreso il CD per metterlo nel lettore, sembrava la primissima volta. In mente non mi era rimasto nulla, proprio nulla. Non voglio che questo aspetto sia preso tout-court come qualcosa di negativo, potrebbe essere stata colpa mia, potrei aver fatto ascolti poco concentrati e molto superficiali, che in sostanza non hanno generato l’innesco necessario a stendere una recensione. Ma veniamo quindi al lavoro. Il duo Mau-Schnella, coppia musicale e coppia nella vita, pur proponendo con questa formazione un folk prog abbastanza essenziale, provengono da esperienze diverse e ben più eterogenee, come con i Frequency Drift o con i Flaming Row, nei quali le sonorità sono ben più variabili e talvolta vicine al cosiddetto progressive metal. Altra esperienza, forse anche più nota, è quella di cover band, con la ripresa di brani famosi del progressive. Tra questi brani il più noto e, tra l’altro quello che mi ha fatto conoscerli “Dancing with the moonlit knight” dei Genesis, ma troviamo anche Yes, Kansas e altri. In questa veste devo dire che non li ho graditi, e la variazione delle linee melodiche a favore di partiture più vicine al folk, l’ho trovata troppo azzardata, seppure la riuscita globale, tecnica e strutturale, sia stata certamente positiva. Qui come quintetto, accompagnati dal vocalist Mathias Ruck, dal bassista Lars Lehmann e dal batterista percussionista Simon Schroder, portano temi propri e dei citati Flaming Row a livello acustico o semiacustico, trasformando il tutto in brani folk con elementi decisamente pop e venature progressive, spesso appena accennate.
In questo lungo live è certamente positivo l’avvio, molto scorrevole e melodicamente centrato di “Aim L45”, brano dei Flaming Row, con duetti vocali e cambi voce maschile – voce femminile che danno un buon senso di variabilità generale. A seguire la monster track dell’album, con un medley, sempre pescato dalla produzione dei Flaming Row, della durata di oltre 26 minuti, con momenti più scorrevoli e piacevoli, altri un po’ spigolosi e non sempre amabili. Credo, a tutti gli effetti, che la dimensione della band sia quella dell’orientamento pop, non c’è dubbio che siano più a loro agio in queste atmosfere più rilassate e lisce, piuttosto che in pesanti intrichi progressive.
Seguono una serie di brani, tratti in parte dalla cosiddetta “Abbey Session” del 2020 e in parte dalla TV Session del 2019, sono brani più brevi, che si allungano solo nella forma del medley con più brani. L’ascolto mi porta momenti di estrema piacevolezza e altri dove appare la noia. Credo che il problema sia la voce della Mau. Intendiamoci, splendida, sempre perfettamente a tono, ma purtroppo sempre uguale a sé stessa. Questo mi fa pensare che forse sia meglio puntare sull’ascolto spezzato e non continuativo del lavoro. In questo modo ho notato che si assaporano meglio le doti di tutti, e ce ne sono da vendere. Tra i brani che si susseguono si possono apprezzare piccole variazioni sui temi, con lievi intrusioni di funky, piccole variegature blues e jazz, attimi più epici riferiti alla tradizione norrena e germanica, qualche vago riferimento a Mike Oldfield, a Steve Hackett e, come detto all’inizio, i momenti migliori sono quelli in duetto tra la voce della Mau e quella di Mathias Ruck, c’è un sapore più pieno, più definito e più musicale.
Nella confezione è anche presente un DVD, testimonianza delle sessions eseguite live in studio e da lì il titolo crowdless. I brani video sono sostanzialmente gli stessi della parte audio, inoltre sono presenti interviste e video musicali dei brani. La dinamica live è particolarmente apprezzabile e dimostra grande affiatamento e professionalità, senza sbavature ed esecuzioni precise e puntuali.
Il disco è consigliato, certamente.



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Roberto Vanali

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