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DEWA BUDJANA (& CZECH SYMPHONY ORCHESTRA) Praguenayama (EP) MoonJune Records 2026 INDN

Un appuntamento significativo, per il chitarrista indonesiano. Dopo un’ampia discografia – questa è la nona uscita internazionale tramite MoonJune Records –, il veterano Dewa Budjana pubblica per l’etichetta statunitense un EP eseguito con la Czech Symphony Orchestra. Diretta da Michaela Růžičkova, l’Orchestra della Repubblica Ceca annovera Ludvík Sklenář al primo violino e Pavel Běloušek al primo violoncello. Dal canto suo, Dewa Budjana propone uno stile differente, in cui la tradizione etnica indonesiana non è più inserita “solo” nel filone jazz-rock/fusion bensì in qualcosa che riguarda la celebrazione delle differenze e dei contrasti musicali. C’è una profonda malinconia in questa musica che vorrebbe a suo modo parlare di pace, sicuramente votata all’aspetto meditativo e molto meno a quello virtuosistico. Ma del resto, non è un caso che fin dal titolo venga accostata la città di Praga, con le sue suggestioni alchemiche, a quello che come termine indica il vero e proprio respiro vitale nello yoga.
L’iniziale ed inedita “Pranayama”, oltre al titolare e all’orchestra, vede Shadu Rasjid al fretless bass, assieme ai percussionisti Cucu Kurnia e Aji Sang Aji, rispettivamente al kendang e all’handpan. Sono proprio quest’ultimi due strumenti a percussione ad aprire le primissime battute di una composizione in cui la già citata struttura malinconica prende forma. Qui, l’orchestra rimane per lungo tempo sullo sfondo, lasciando alla chitarra la possibilità di disegnare il proprio viaggio interiore. “On the Way Home”, già presente nel 2005 su “Home” (poi nel 2007 su “Postcard from Bali” ed infine su “Dawai in paradise” nel 2013), suona in principio come una composizione dell’Estremo oriente fin troppo stereotipata, con dei chiarissimi riferimenti alle colonne sonore di Ryuichi Sakamoto; ma quando Budjana entra con la chitarra acustica cambia tutto, con le orchestrazioni che ne sottolineano gli ottimi passaggi. “Sasih Sadha” è un altro inedito, composto per l’occasione, e anche stavolta risuona l’approccio da colonna sonora; anzi, per alcuni tratti si pone ancora più solenne e altero. L’intervento delle sei corde spezza la tensione e, sebbene lo stile possa ricordare a tratti quello di Pat Metheny, l’orchestra lo proietta decisa verso lidi che si ergono gloriosi.
Ancora da “Home” viene ripresa “Dreamland” che, come del resto faceva quell’intero album dal titolo emblematico, pone nuovamente in risalto la tradizione musicale indonesiana. Ma stavolta l’orchestrazione è totalmente compenetrata con lo stile di Budjana, (ri)creando un pezzo d’ampio respiro. Chiude “Karma”, composizione in cui risalta maggiormente la chitarra elettrica e che sembra sancire la fine gloriosa di un viaggio, oltre l’orizzonte, mentre ancora si scorge la luce del sole.
Esclusivamente cinque pezzi, che però sembrano durare più dei loro trenta minuti complessivi. È la nuova tappa di un percorso che sembra sempre rinnovarsi e che insegue l’esigenza artistica di non fermarsi mai su qualcosa che potrebbe essere definitivamente consolidato. Registrato presso Czech Television Studio di Praga, quest’ultimo lavoro ha visto l’orchestra incidere le proprie tracce in un solo giorno. Pochissime le sovraincisioni, a quanto dicono i diretti responsabili. Musica che suona quindi diretta nonostante la complessità concettuale che potrebbe trovarsi a monte di questa esperienza, che apre le porte ai già menzionati malinconici orizzonti d’Oriente, modulando i propri respiri in quella che si propone come una profonda meditazione.

 

Michele Merenda

Collegamenti ad altre recensioni

DEWA BUDJANA Dawai in paradise 2011 (Moonjune 2013) 
DEWA BUDJANA Joged kahyangan 2013 
DEWA BUDJANA Surya namaskar 2014 
DEWA BUDJANA Hasta karma 2015 
DEWA BUDJANA Zentuary 2016 
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