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NIK COMOGLIO Acqueforti Transparent Music 2009 ITA

Leggendo di solito i commenti degli appassionati di rock progressivo quando parlano di musica, questi tendono nelle varie discussioni a denigrare tutto quello che non è progressive (il vero progressive…) autoattribuendo al rock progressive una superiorità rispetto a tutti gli altri generi musicali.
Di solito l’amore acceca e non ti fa capire che nella maggior parte dei casi il rock progressive (determinato rock progressive) può essere considerato una porta verso altri generi musicali, non solo da chi ascolta, ma anche e soprattutto da parte di chi compone.
Difficile sapere come l’appassionato tipo che una ventina d’anni fa aveva amato il prog dei Syndone potrà relazionarsi con questo splendido lavoro di Nik Comoglio (ideato insieme al violoncellista Umberto Clerici) perché di punti di riferimento per lui ce ne sono ben pochi. Di certo questo “Acqueforti” non è inquadrabile nel rassicurante mondo del progressive che guarda la musica classica con invidia cercando di portare quelle atmosfere in chiave rock; qui ci troviamo di fronte ad uno di quei pochi casi nel quale capita il contrario, ossia il mondo classico contaminato da elementi musicali a lui estranei e non canonici.
“Acqueforti” si divide essenzialmente in quattro parti: “Cedrus Libani” eseguito dal trio di Torino (violino, violoncello, pianoforte), tre movimenti per violoncello e orchestra (“Primavera dei Tirreni", ”La Roue de Fortune”, “Canto della Natura”), “Maria alla Croce” (tratto da “Mistero Buffo” di Dario Fo) e la reprise dell’aria “Gabriel“ per violoncello solo.
In questo lavoro troviamo Comoglio “solamente” in veste di compositore lasciando il compito di interpretare le proprie sensazioni musicali oltre che dal già citato Umberto Clerici al violoncello, dall’orchestra sinfonica di Torino e dalla bellissima voce di Chiara Taigi.
I cinque momenti che compongono “Cedrus Libani” potrebbero essere una bellissima colonna sonora con momenti che fanno pensare a Nino Rota e a Morricone, musica ora dolcissima ora impetuosa con il violoncello di Clerici nella parte del protagonista.
Il trittico di brani per violoncello e orchestra (li chiamo brani per semplificare, anche se ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso) mostra come sia possibile contaminare la lezione musicale di un Respighi con atmosfere jazz, creando dei momenti a tratti veramente esaltanti (penso al primo movimento di “Roue de la Fortune” già sapendo di far tolto alle altre composizioni).
Il bello, come spesso capita, lo troviamo alla fine. I quattordici minuti di “Maria alla Croce” sono qualcosa di più di una semplice composizione e di una rivisitazione di uno dei classici del teatro italiano.
La versione dello Stabat Mater di Dario Fo, rivisitato e musicato da Nik Comoglio, esalta gli aspetti più umani e dolorosi della figura di Maria piangente sotto la croce (interpretata magistralmente da Chiara Taigi nella parte musicale), aiutato dalla teatralità degli attori recitanti e dall’orchestra. Ed è bello ascoltare in un disco di un autore che non proviene canonicamente dal mondo classico, momenti di vera musica lirica (e non basta cantare con voce impostata in un cd per credere di fare musica di questo tipo).
Difficile trasmettere le emozioni e i colori che le note di Comoglio riescono a produrre, difficile credere che un disco di questo spessore sia in concreto un’autoproduzione, difficile riuscire a capire che per molti Comoglio resterà solo “quello che suonava nei Syndone”.
Disco da avere e musica da sostenere.



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Antonio Piacentini

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