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CAST Power and outcome Progressive Promotion Records 2017 MEX

Io ai Cast voglio molto bene. Vuoi perché è stato uno dei primi gruppi del quale ho comperato il cd leggendo una recensione sull’Arlequins cartaceo ed oggi mi ci fanno scrivere, vuoi perché, alla fine, anche se in giro ci sono gruppi più importanti e più seminali per il movimento, ho tutti i loro lavori e se uno ha la briga di andare vedere dal menu delle recensioni del sito alla lettera C, si vede che non son pochi.
Qualcuno potrebbe dire che dal 1994 ad oggi Alfonso Vidales e i vari compagni di viaggio che lo hanno accompagnato in questa avventura, hanno registrato lo stesso disco per ventidue volte. E chi lo afferma non ha tutti i torti. Lo stile dei Cast in tutti i loro lavori (con “Al Bandaluz” come punta massima creativa), pur essendo iperderivativo dai classici del prog sinfonico, è inconfondibile e paradossalmente il gruppo messicano ha una propria identità che li fa riconoscere subito in mezzo a tanti altri che si cimentano o si sono cimentati nelle stesse sonorità... e non è poco.
E non è poco nemmeno produrre un album bello nel 2017 dopo trent’anni di carriera.
Quando ci riesci e ci riesci senza avere tutti questi scopi commerciali (perché alla fine, col progressive rock a parte qualche grosso nome e chi campa di rendita non ci mangi) vuol dire che ti muove una enorme passione per questo tipo di musica… e la passione la riconosci subito. Una passione che sgorga da tutte e dieci tracce di questo lavoro.
Dieci tracce dove il gruppo dimostra un affiatamento totale perché, in fin dei conti, quella dei Cast è una grande famiglia (con tanto di albero genealogico pubblicato sul loro sito). Le tastiere di Alfonso Vidales, la chitarra di Claudio Cudero (ed il lavoro della chitarra è sempre importantissimo nelle produzioni dei Cast), il violino del nostro Roberto Izzo (che ha cominciato a collaborare con i Cast dopo la tournee dei New trolls al BajaProg), le due voci ben assortite di Bobby Vidales e Lupita Ancuna), rendono questo “power and Outcome” uno dei punti più alti della discografia dei Cast nonché una delle cose più interessanti di questo 2017.
Le punte più alte di questo lavoro le troviamo in “Rules of the desert” che apre il cd con una cavalcata sinfonica in puro stile Cast. “Through Stained Glass” che, pur assomigliando ad un pezzo degli Starcastle, rivela un gusto musicale originale. Le due tracce nella quale è divisa la suite “Details”, che rivelano l’amore del gruppo messicano per i Genesis e i Kansas. In “Dialect for the 21st century” che chiude il cerchio ipersinfonico iniziato con la prima track.
Non so cosa faranno nel futuro i Cast, se continueranno a sfornare un disco l’anno oppure se si fermeranno. Di certo gruppi come quello di Alfonso Vidales ti ricordano quanto è bello ascoltare e suonare questo tipo di musica che è sempre nuova anche se parte da stilemi vecchi di 40 anni.
Io intanto sono pronto a dedicare al gruppo messicano un ulteriore scaffale porta cd per quello che il futuro riserverà.



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Antonio Piacentini

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