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GÖSTA BERLINGS SAGA Tid är ljud Transubstans Records 2006 SVE

E' piacevole vedere che, fra i tanti gruppi patinati che spuntano fuori ogni giorno dalla Svezia, qualcuno si ispiri ancora alla tradizione, tirando fuori album freschi e spontanei come questo. Il quartetto strumentale, che prende il suo nome da un celebre romanzo svedese (da cui fu tratto anche un film con Greta Garbo), ci offre impasti sonori a base di psichedelia con intriganti linee melodiche folk, sfoggiando un approccio musicale minimalista, da cantina, che ci riporta agli anni di battaglia del movimento prog svedese degli anni Settanta. Bellissimi loop ipnotici, specie quelli al piano elettrico, che si basano su ripetizioni e variazioni di uno stesso tema, lasciando a volte campo per assoli e parti improvvisate, specie alla chitarra elettrica, disegnano sfumati miraggi lisergici che attirano e confondono l'ascoltatore, portandolo dolcemente alla deriva. "Syrenernas sång" è quasi un pretesto per divagare graziosamente con la chitarra elettrica, attraverso una serie di fraseggi dalla timbrica frizzante che ricordano stilisticamente un po' Adrian Belew. Allo stesso modo "Aniarasviten" si lascia apprezzare per i fraseggi pigri della chitarra che scivolano come l'olio su una base soffusa e raffinata, con il Solina che riproduce uno sfondo di archi; la parte finale del pezzo, invece, si trasforma in qualcosa di ipnotico. Si possono così leggere riferimenti sia ai Träd Gräs Och Stenar, in una versione decisamente meno ruspante, che ai Kebnekaise. Lo spettro sonoro usato è morbido e carezzevole, decisamente vintage, e si avvale dell'uso del Mellotron, ma anche del Rhodes e del Solina, come accennato, con riferimenti ai King Crimson e ai VdGG, specie nella parti più tirate (come nella conclusiva "Svarta hål och ellusspår") nella stessa maniera in cui questi si possono ritrovare nelle produzioni dei Landberk. Le ricette proposte sono sempre semplici, ma la volontà della band sembra soprattutto quella di creare situazioni sonore piacevoli ed intriganti che vengono poi dilatate oltre misura. Insomma, tutto si gioca sulle atmosfere e sulle sensazioni in quelli che sembrano dei grandi murales astratti dai colori sfumati. Un grazioso esordio per questi 4 musicisti di Stoccolma.

 

Jessica Attene

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