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COLOSSUS PROJECT The empire & the rebellion Musea 2008 ITA

Gli appuntamenti dell’ormai collaudatissimo binomio Colossus Project + Musea Records, si susseguono con fitta regolarità, addirittura per questo particolare lavoro la band appositamente formata, prende il nome della stessa rivista finlandese. Capo squadra musicale è lo straordinario tastierista Alfio Costa che anche qui sfoggia un parco di tastiere vintage e analogiche che sono un vero sollucchero per i nostri padiglioni auricolari progressivi. Tutto pare sia nato da una telefonata di Marco Bernard, patron della rivista ad Alfio Costa, che immagino non si sia fatto pregare molto per dare il via a questa operazione. Il progetto ha coinvolto uno stuolo di strumentisti e ospiti di grande spessore musicale e storico e il concept dell’incisione parte da un’idea del collega Daniele Cutali (MovimentiProg) sul quale Alfio ha composto tutte le musiche e la quasi totalità dei testi. Prima di addentrarci nel dettaglio musicale è giusto ricordare che la produzione del lavoro è stata curata dagli stessi Bernard e Costa, l’artwork da Davide Guidoni, il master finale dal tocco personale di Marco Olivotto.
Quello che scaturisce dalla fittissima schiera di collaboratori al progetto, tra titolari e ospiti (ricordo ad esempio membri di Prowlers, Tilion, TNR, Ars Nova, Malaavia, Glass Hammer …) è un lavoro, nonostante tutto, fortemente omogeneo e dai tratti peculiari personali e riconoscibili, pur sembrando, a tratti, provenire direttamente dagli anni ’70 e quindi con richiami sonori e strutturali assai noti.
Gli undici brani, per quasi 80 minuti di musica, si dipanano ispirandosi alla trilogia di Guerre Stellari e si pongono, per varietà e fantasia musicale, ad essere una produzione di vertice del panorama progressivo sinfonico dell’anno. Al fianco di tracce tipicamente radicate nei suoni del prog sinfonico, troviamo momenti più hard e persino un particolare smooth lounge jazz, “Millenium Falcon” che dà modo alla band di esprimersi in momenti forse anomali, ma molto intriganti. Specie nella prima parte il cantante Hamadi Trabelsi riesce a dare il meglio delle proprie notevoli possibilità, con quel suo particolare tono che ricorda (a tratti persino troppo) Roine Stolt, ma che nei momenti più alti rimanda a Daryl Hall. Quindi il cantanto e le linee vocali, che sono sicuramente uno dei tratti più rappresentativi del disco, assieme alle preponderanti tastiere di Costa, proprio per l’importanza che rivestono, sono state uno dei punti cardine attorno al quale si è rivolta l’attenzione di più ascolti. L’esito, pur certamente positivo, mi ha fatto scovare il pelo nell’uovo: ho trovato alcune linee di canto un po’ easy e di presa rapida, fatto non negativo in linea assoluta, ma che risalta se contrapposto a decise e prepotenti parti strumentali di prog maggiormente complesso e dalle partiture non immediate. Nel dettaglio dei brani impossibile non citare “The Rebellion Suite”, lunga, dinamica, molto varia e mai scontata. L’opener “Astral Prelude” dai suoni poderosi e dalle ritmiche affascinanti. La solfa finale può essere la solita, sapete quella che inizia con: “Anche stavolta nulla nuovo …” però c’è fermento, passione e risoluta caparbietà progressiva, tutto questo va premiato e basta. Disco consigliato per un ascolto ripetuto e senza noia.

 

Roberto Vanali

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