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FERNWOOD Almeria autoprod. 2007 USA

Veramente bello e rilassante questo progetto realizzato dal duo Todd Montgomery e Gayle Ellett (più famoso per essere membro dei Djam Karet).
La peculiarità di questo progetto sta principalmente nell’uso esclusivo (o quasi… ogni tanto spunta fuori un piano Fender Rhodes) di strumenti acustici in legno. Troviamo, quindi, molti strumenti tradizionali abbastanza inusuali per un progetto di musica moderna. I due non si fan scrupolo di usare sitar, mandolini, bouzuki di origine greca o irlandese, oltre la chitarra, ma troviamo spazio anche per uno strumento come l’harmonium.
E’ logico che l’uso di questa strumentazione, a parte la nota di colore, non è il motivo principale per il quale mi ha colpito questo cd. I brani proposti sembrano fatti apposta per accompagnare film o documentari (se avete presente il programma Linea Blu della Rai avete capito a cosa mi riferisco). La melodia è l’aspetto più importante delle dodici tracce proposte in questo disco. Siamo quasi in territori new age (molte soluzioni sonore ricordano molto gli ultimi lavori degli Shadowfax) e world music.
Il bouzuki è lo strumento più usato e sembra strano che un gruppo che ha la casa che si affaccia sull’oceano sia così influenzato dalla musica mediterranea e mediorientale senza mai dimenticare le radici sonore statunitensi. Non deve meravigliarci, perciò, il fatto di trovare pezzi bluegrass vicino a brani che sembrano usciti da una raccolta di musica etnica greca. Ne viene fuori un quadro sonoro che, anche se ti ricorda mille cose alla fine ha una sua identità di fondo. Assomiglia agli Shadowfax ma i Fernwood non suonano così new age. Può ricordarti qualcosa dell’ultimo Mauro Pagani, ma non è un disco world music. Può ricordarti certe cose dello Steve Hackett più acustico, ma anche in questo caso le soluzioni sonore sono diverse.
"Almeria" è un disco che ogni volta che lo ascolti ti lascia qualcosa in più: una nota, un accordo, una sensazione diversa.
E’ bello sapere che ogni tanto si trova ancora qualcuno che con la propria musica ti riconcilia col mondo circostante.

 

Antonio Piacentini

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