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SALIM GHAZI SAEEDI Human encounter autoprod. 2011 IRAN

Si può suonare progressive anche nelle sue forme più avante senza esserne coscienti?
Si può suonare progressive ed avere come punto di riferimento Kurt Cobain?
Si può realizzare un album progressive con tutti gli strumenti suonati da un'unica persona?
Si può fare tutto ciò in Iran?...
Ebbene sì! Tutto ciò è possibile ed ha un nome ed un cognome: Salim Ghazi Saeedi.
Salim Ghazi Saeedi è un musicista iraniano estremamente talentuoso.
Salim Ghazi Saeedi nella sua biografia dichiara di aver iniziato a suonare solo dopo aver ascoltato i Nirvana.
Salim Ghazi Saeedi dice di non aver mai deciso coscientemente di suonare progressive e solo dopo aver realizzato il suo primo album “Iconophobic” ha notato che tutte le recensioni l'avevano inserito in quel genere musicale.
Salim Ghazi Saeedi, volente o nolente, alla fine incarna splendidamente la vera essenza del progressive: non avere nulla di premeditato, quale che sia il punto di partenza la filosofia prog è "non porsi limiti e andare li dove la creatività ti porta", o almeno dovrebbe essere questa.
Si è trovato a suonare questo genere seguendo solamente il suo istinto musicale, la sua attitudine: il suo percorso artistico è un continuo "progredire". Tutto ha inizio quando al liceo ha preso la chitarra in mano per la prima volta per emulare il suo idolo Kurt Cobain. Passa poi al gruppo prog metal degli Arashk, lasciandolo dopo tre album perché quel contesto artistico gli stava ormai stretto. Ha deciso così di avventurarsi nella folle idea di realizzare la sua musica, la musica che aveva nella sua testa. Non essendo molto facile trovare musicisti "prog" in Iran, decide di non avvalersi dell'aiuto di nessuno, di suonare tutti gli strumenti da solo e autoprodurre i suoi album.
“Human Encounter” continua il processo di evoluzione con un deciso passo in avanti rispetto all’interessante esordio “Iconophobic”. I netti miglioramenti si notano già dalla produzione che, visto il contesto fai-da-te in cui opera e in cui sono concepiti gli album, non può che soffrire di un approccio amatoriale. Ma il musicista iraniano, in un solo anno, mostra di essere cresciuto molto a tal proposito. Progressi che, per fortuna nostra, mostra sotto ogni aspetto.
Salim è diventato più conscio di quello che sta facendo e del percorso musicale intrapreso e a lui più congeniale. Ha fatto un po' d'ordine e la sua musica inizia ad avere una forma più definita. Si fanno sempre più presenti i riferimenti al RIO cameristico e al progressive più classico, in particolare ai King Crimson. Non mancano i richiami al folk persiano. “Human Encounter” è però un album di matrice principalmente jazz rock ed è un concept album, in cui Salim, con fanciullesco disincanto, come un bimbo delle elelementari, fa la lista dei buoni e dei cattivi.
Le prime tracce, che rappresentano il lato negativo del mondo, sono ispirate al suo insegnante di quarta elementare, ai bombardamenti della guerra Iran/Iraq e a tutti i tiranni malvagi (compresi coloro che hanno portato degrado in Iran).
Le tracce rappresentanti la parte positiva sono dedicate a Eugene The Blaas, Ali Moini, Kurt Cobain, Thelonious Monk, Jeremy Brett e ad una ragazza con la gonna rossa incontrata per strada. Per ognuno di loro disegna il suo affresco arrivando a citare i Nirvana nel pezzo dedicato a Cobain.
Le canzoni continuano ad essere tutte di breve durata (dai 2 ai 4 minuti) e dal tratto quasi "espressionistico". Salim vuole dipingere affreschi con la sua musica e lo fa utilizzando pochi colori, ma con tratti forti e decisi, riuscendo a caricare la sua musica di enfasi e di drammaticità, tratti di cui alle volte se ne denota l'eccesso. Spinge molto sul contrasto, quasi portato all’estremo, tra sonorità scure, ad impersonare il Male, e chiare a rappresentare il Bene.
Come strumentazione si limita all’utilizzo di un double bass, una chitarra elettrica, una batteria e tastiere, quasi sempre le stesse, caratterizzate da un sound oscuro che possono ricordare quelle di Trigaux (Present, Univers zero).
La sua musica, pur essendo più ragionata e cerebrale rispetto ad “Iconophobic”, conserva una purezza tale da renderla unica. Il disco è caratterizzato da quel candore bambinesco di chi si affaccia la prima volta e con estrema curiosità alle varie esperienze della vita, e si trova di fronte ad un mondo di possibilità da esplorare.
Salim di curiosità e voglia di esplorare ne ha tantissima, così come tantissime sono le sue idee. Idee che alle volte sono sviluppate in maniera un po’ troppo frettolosa oppure in maniera confusionaria, ma sono tutte ingenuità che possono essere perdonate in tranquillità, perché figlie appunto della sua immensa voglia di fare o alle volte di strafare. Ingenuità figlie di chi improvvisamente trova davanti a sé infinite strade da esplorare e vorrebbe esplorarle tutte.
Impossibile non voler bene ad album come questi.
Ad ogni modo, sarebbe davvero ingeneroso trattare quest'album solo come l'esotica stravaganza di un giovane Iraniano. Al di là dell'aspetto folkloristico, quest'album è molto di più: è pregno di una vitalità e voglia di far musica che lo rendono unico ed appassionante.
Saeedi è un musicista dalle potenzialità notevoli e ancora inesplorate che, con un album dopo l'altro, continua a sorprenderci e forse anche a sorprendere sè stesso proprio per la sua crescita artistica. Dove possa arrivare non è lecito saperlo e noi non possiamo che seguirlo con estremo interesse e simpatia nella sua continua evoluzione musicale.



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Francesco Inglima

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