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FLAMING ROW Elinoire Progressive Promotion Records 2011 GER

Esordio discografico per i giovani tedeschi Flaming Row, band del polistrumentista Martin Schnella, il quale ha iniziato a dar forma al proprio progetto nel 2008. L’idea del musicista, che sull’album si occupa principalmente degli strumenti a corda (chitarre, basso, mandolino e banjo), era quella di creare un concept avvalendosi della collaborazione di ospiti che potessero impreziosire l’intero lavoro. A dargli una mano, soprattutto nella stesura dei testi, in questi anni ci ha pensato l’amica Kiri Geile, cantante con cui Schnella aveva militato negli Steel Protector. La band viene completata da Marek Arnold (tastiere, sax) e Niklas Kahl (batteria).
La musica delle “Fila Fiammeggianti” è un progressive metal melodico, reso molto solido dall’intervento di special guests molto in gamba, alcuni sconosciuti ai più ed altri invece parecchio noti. Tra questi ultimi, i due superbi chitarristi degli americani Shadow Gallerry, Gary Wehrkamp e Brendt Allman. La cosa particolare è vederli impegnati nella stesura delle parti vocali, nonché singer stessi dell’opera, anche se gli assoli in cui sono coinvolti risultano sempre ottimi (soprattutto quelli di Allman, notevole davvero).
La storia parla di due innamorati, Lea e Adam, che vivono una storia da incanto. Ma al momento di partorire la propria figlia, che si chiamerà Elinoire, la donna perde la vita. Adam si chiude in un muro di rabbia e rancore, indirizzando tutto il proprio biasimo sulla figlia, ritenuta colpevole della morte della propria amata. La bambina, protagonista (in)diretta dell’album, cresce solo con l’amore del nonno, che sembra sentire qualcosa rodergli dentro, come se conoscesse qualcosa che ha voluto mettere a tacere. Infatti, col passare del tempo, emergono strani particolari sul passato di Lea e forse quella morte non è stata poi così accidentale…
A dir la verità, vista la lunghezza del concept e gli anni che ci sono voluti a concretizzarlo, la storia sarebbe potuta essere anche meglio articolata, anche perché c’è la sensazione che i vari brani siano utilizzati per girarci un po’ attorno. Alla fine la trama è quella, perché stiracchiarla così tanto? Se proprio ci si voleva dilungare, occorrevano altre idee letterarie.
Tralasciando tutto ciò, il lavoro in questione sembra parecchio debitore, soprattutto a livello di ispirazione, di quel “Metropolis part. 2/Scenes from a memory” che tanto ha diviso i fan dei Dream Theater. Capolavoro assoluto per alcuni, eccessivamente melodico per altri. Una propensione melodica che viene stemperata spesso da delle parti aggressive, facendo venire in mente “Train of thoughts”, ennesimo album che ha diviso le opinioni su Petrucci & C. Il fattore originale, però, è che i tedeschi non solo hanno dato vita con diversi e diverse cantanti ai personaggi della storia, ma anche ad elementi astratti come il Tempo, il Destino, la Rabbia, la Morte, lo Spirito, l’Amore e la Vita, spettatori distaccati (ma poi nemmeno più di tanto) degli avvenimenti. Il booklet si mostra parecchio complesso e andare dietro a tutta la storia, assieme ai vari interpreti, all’inizio appare parecchio arduo. Inoltre, se non si seguono i testi, ad un primo impatto si potrebbe pensare che i ragazzi non sappiano ancora che strada musicale intraprendere. Invece, dopo attenta lettura, i differenti approcci risulteranno funzionali all’ambientazione.
Avendo già riferito dei due “shadows”, occorre spendere ancora qualche parola per gli ottimi assoli energici di session men dal valore assoluto come Ali Neander, Andreas Schock e Jost Schlüter. Pienamente convincente la prova della Geile che interpreta alla perfezione la voce del Destino, in attesa delle prossime prove in cui ci si augura di poterla ammirare come protagonista assoluta. In conclusione, citiamo anche la presenza, tra gli altri, di Jimmy Keegan degli Spock’s Beard e dell’ex Yes Billy Sherwood.
Un buon album questo “Elinoire”, che pur avendo degli evidenti punti di riferimento denota già un proprio sound personale. Gli amanti del genere, soprattutto indirizzato verso la melodia, sicuramente non avranno di che lamentarsi. Chi è più esigente, invece, guarderà con fiducia ad un’ulteriore maturazione della band.


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Michele Merenda

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